PARADOSSALE INVERSIONE DELLA COSIDDETTA “DESTRA” SULLA STRATEGIA PER SALVARE I TRIBUNALI ABRUZZESI
24 APRILE 2025 – Il “Coordinamento per la salvaguardia dei tribunali abruzzesi sub provinciali” si incontrerà con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il 7 maggio. “Non mancheremo, in quella sede, di prospettare l’adozione, possibilmente prima della pausa estiva, di una conseguente proroga “tecnica” funzionale alla serena programmazione delle udienze oltre il I gennaio 2026” annuncia il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Sulmona, avv. Luca Tirabassi.
Tenendo da parte la valutazione circa un incontro che si terrà due settimane prima delle elezioni comunali di Sulmona, il primo spunto che emerge da questa notizia è la conferma di quello che si diceva subito dopo la proroga concessa per alcuni tribunali italiani che saranno chiusi il prossimo 31 dicembre. Tale proroga non ha riguardato i quattro tribunali abruzzesi, soppressi con la normativa del 2011 e attualmente in regime di proroga. Si era ribattuto, da parte delle forze della cosiddetta “Destra”, che non era necessaria un’altra proroga perché il problema sarebbe stato risolto alla radice, con una legge organica sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Adesso si legge che va prospettata una “proroga tecnica”. Vuol dire che anche da parte della cosiddetta “Destra” si deve riconoscere che l’infelice scusa di un paio di mesi fa era un modo, tutt’altro che cristallino, di ammettere che il torto, evidente, a Sulmona, Vasto, Lanciano e Avezzano era stato fatto e che questi tribunali, in mancanza di proroga, chiuderanno definitivamente il 31 dicembre 2025. Era ed è vero che una legge di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, in discussione dall’immediato dopoguerra, non si farà, perché è difficile, per esempio, dire a Chieti e Pescara che non si possono tenere due tribunali a poco più di dieci chilometri l’uno dall’altro: toglierlo all’una o all’altra città significa perdere consensi elettorali; come, del resto, togliere tre Corti d’Appello su quattro in Sicilia; o togliere la Corte d’Appello dell’Aquila, che non sta al servizio dell’Abruzzo, perché la città dell’Aquila è avulsa dal contesto regionale e deve essere raggiunta da punti estremi della regione, o che nel migliore dei casi sarebbe agevolmente sostituita da un accentramento su Roma, per ragioni di collegamenti ferroviarii e autostradali. La riforma delle circoscrizioni giudiziarie non si farà per i prossimi trent’anni. Figuriamoci se un ministro che sta scardinando le regole del processo a beneficio della tutela dei politici e con grave danno per le indagini, soprattutto quelle sui reati dei “colletti bianchi”, ha la minima intenzione di affrontare temi così complessi come quello della distribuzione degli uffici giudiziari sul territorio.
Dunque, questo incontro con Nordio dovrebbe apparecchiare un’altra proroga, che, calata dall’alto, servirà come le altre proroghe a raccogliere i voti degli allocchi che credono davvero sia un regalo della parte politica che la concede. Negli anni Sessanta prendevano voti i politici che portavano industrie e strade in Abruzzo; adesso li prendono quelli che lasciano uffici senza sopprimerli o soltanto rinviandone la soppressione.
C’è qualcosa che non funziona se vengono ancora votati.






