LA SCIATTERIA E L’IMPRUDENZA POSSONO FARE PIU’ DANNI DEL DOLO

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Questi tutti i mezzi per far fronte all’incendio del Morrone la sera del 20 agosto 2018

SI COMPIE IL PRIMO SEMESTRE DI INDAGINI PER L’INCENDIO DEL MORRONE E IL MONITO DELLA PRESIDENTE DELLA CORTE D’APPELLO GIUNGE A PROPOSITO

28 MARZO 2018 – Si sono compiuti i primi sei mesi di indagini sull’incendio del Monte Morrone. Due mesi fa un forte monito su questo disastro ambientale è stato elevato dal Primo Presidente della Corte d’Appello, Fabrizia Francabandera (nella foto sopra al titolo), e non in un colloquio privato o in una intervista, ma nel testo ufficiale della inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte:

Se vittime umane non ci sono fortunatamente state nella stagione degli incendi, non possiamo non ricordare l’inferno vissuto dalle popolazioni del territorio di Sulmona, nell’agosto scorso, quando la forza potente del fuoco ha devastato per settimane intere i boschi del Morrone, come era accaduto qualche giorno prima sotto il Gran Sasso, a Fonte Vetica, facilitata sì dalle condizioni di particolare siccità e forse dalla trascuratezza del sottobosco, ma certo non estranea alla mano dell’uomo; quella criminale che vuole il disastro e quella dell’imprudenza, della sciatteria, forse ancora più pericolosa perché del tutto imprevedibile”. Questo ha detto la Presidente.

Non per citare i nostri primi interventi sul tema, ma l’incendio del Monte Morrone ha denotato una sorprendente inadeguatezza dello Stato, in termini di risposta all’emergenza (rimandiamo alla sezione NATURA di questo sito).

Abbiamo documentato fotograficamente come per tutta la domenica 20 agosto, primo giorno di fiamme, alle Marane era presente una sola autobotte dei Vigili del Fuoco ed una jeep degli stessi pompieri; la domenica successiva, mentre il fuoco del Morrone raggiungeva una estensione angosciante e non si vedeva uno spiraglio pur con tutta la pantomima dei “Canadair” che facevano una spola fasulla (perché all’improvviso scomparivano o venivano dirottati, per esempio a Caramanico, per rassicurare il sottosegretario all’ambiente, Mario Mazzocca in ansia per la sua Valle dell’Orfento), il prefetto dell’Aquila si precipitava a… Prezza per tenere una riunione con la sindaca di Sulmona (a Prezza?) e con l’assessore regionale Gerosolimo, nella quale, invece di chiedere a quest’ultimo come mai la domenica precedente, dopo qualche ora dalle prime fiammelle, aveva invocato il rimboschimento in deroga alla norma che lo esclude peri 5 anni successivi ad un incendio, si intrattenne inutilmente a parlottare proprio sul versante opposto delle montagne della Valle Peligna. E non invitò neppure la sindaca di Pratola, forse perchè la vedeva impegnata a spegnere le fiamme e non a parlottare.

Ci conforta che un presidente di corte d’appello, per la prima volta, prende posizione in termini drastici sulle responsabilità non soltanto di chi agisce con dolo, ma anche di chi non ci capisce niente, come non hanno capito niente quelli che dovevano prevenire e, poi, spegnere l’incendio del Morrone.

Di imprudenza, di sciatteria ha parlato la dott.ssa Fabrizia Francabandera e ha opportunamente aggiunto che entrambe sono ancora più pericolose della mano criminale di chi ha appiccato in più punti quell’incendio. Ora è passato il primo semestre di indagini e vorremmo sapere se qualcuno ha rilevato i movimenti degli incendiari; ma anche se qualcuno ha inquisito chi doveva mandare più mezzi e più uomini a San Giuseppe alle Marane; ma anche se il Prefetto doveva venire prima e se doveva venire a Sulmona e non andare a Prezza, paese dell’assessore regionale che aveva chiesto il rimboschimento in deroga a legge dello Stato; e perché lo aveva chiesto; e perché il prefetto non ha detto subito che non se ne poteva neanche parlare; e perchè i Canadair delle migliaia di lanci hanno azzeccato una quindicina seppure. Cioè vorremmo sapere, come ha detto la Presidente della Corte d’Appello, se c’è stata sciatteria e se gli sciatti stanno ancora al loro posto.

 

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