LA DOMENICA DEI PALMI DI… NASO

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La statua di Publio Ovidio Nasone in Piazza XX Settembre

DISAVVENTURE ALLE SPALLE DELLA STATUA DI OVIDIO

25 MARZO 2018 – C’è da rimanere con un palmo di naso, nella domenica delle Palme, accanto alla statua di Ovidio.

Un blocco compatto di visitatori arranca dalla fermata del pullman davanti al vescovado e qualcuno arriva prima, quindi indugia nel leggere “Pelignae dicar gloria gentis ego”. E le declama ad alta voce, quelle parole dal costrutto strano, per scolpirle meglio in mente e aiutarsi nella traduzione. E mette in relazione dicar con pelignae e poi gentis con ego, per una questione di prossimità, forse.

Poi si siede ad un tavolino del bar e comincia a raccontare la storia del suo paese terremotato. E per dire che della sua casa non è rimasto nulla, prende l’esempio: era come quella. E indica il Palazzo di Giovanni dalle Palle, veneziano. Corbezzoli, viene da dire. E da così augusti natali, non traduce il “Pelignae dicar…”?

Ma poi fa di peggio e, dando uno sguardo alla lapide intitolata a Giuseppe Garibaldi, proprio alle spalle di Ovidio, si riferisce alla data, 1907, e domanda: “Perchè, è passato di qui?”. Sì, avrebbe potuto farlo se fosse campato 100 anni, celebrando quella lapide il centenario della nascita.

Poco dopo, nell’angolo estremo, in basso, della visuale che ci rimane da quella occupata dall’orribile “Repubblica” che sfogliamo dato che l’edicolante lo regala insieme all’Espresso, al quale siamo affezionati perchè fondato nel 1955, notiamo con la coda dell’occhio che qualcuno sfila dal nostro tavolino il portacenere senza dirci nulla, fino a quando, indignati, spostiamo le scartoffie scalfariane e sentiamo un tardivo: “Posso?” “Ma certo, s’immagini; anzi, mi immagino se posso io adesso dire di no”.

Insomma, c’è da rimanere con un palmo di… nasone, la domenica delle Palme, accanto alla statua di Ovidio.

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