L’ARMA TOTALE, RICERCA DI UNA ETERNITA’

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IL POTERE TRAVOLGENTE DI MEDUSA IN UN ALLESTIMENTO  PER OVIDIO A PESCARA

7 LUGLIO 2013 – Ultimo appuntamento con “Ovidio’s parade” a Pescara ieri con l’episodio della folgorazione di Medusa, testa avvolta nei serpenti e un tempo appartenuta a una giovane stupenda.

Viene riproposta la formula di un incontro in una casa privata, con il linguaggio della danza, quindi con la elaborazione di simboli; la regia di Anouska Brodacz propone una performance da un mito di Publio Ovidio Nasone, con lo sfavillante contesto di emozioni, perdite, gesti di estremo eroismo, come il rifiuto di ninfe che si perderanno per sempre pur di non sottostare ai desideri che le renderebbero schiave.

E’ ancora il sogno di possedere un’arma assoluta, un potere che sconfigge ogni resistenza, quello che conduce Perseo per il mondo (nel quadro di Pieter Paul Rubens “Perseo e Andromeda” esposto all’Ermitage di San Pietroburgo, Perseo reca la testa della Medusa sull’egida), su tutti i deserti e sulle distese marine, con la testa di Medusa. Ovidio sa che il capriccio, il desiderio improvviso è quanto gli dei vogliono realizzare subito, senza intermediazioni, senza programmi strategici. Non è all’intelligenza degli dèi che egli affida un articolato disegno di una vita, né alla collaborazione conquistata con lunghe attese e giochi diplomatici. Così, il desiderio non si discute: si realizza. Forse per questo le Metamorfosi hanno affascinato tanto in due millenni; come sempre, la fantasia dei potenti è stata catturata dalla prospettiva di accrescersi senza temperanza, di non avere ostacoli, o di infrangere i pochi ostacoli che le qualità morali e gli imperativi etici hanno saputo interporre.

Atlante è più forte di Perseo? Neanche a fare il paragone: “chi avrebbe mai potuto competere in fatto di forza con Atlante?” si chiede il Sulmonese nel quarto libro delle sue “Metamorfosi”. E Atlante ha deciso di non consentire l’ingresso “nei suoi possedimenti” neanche al figlio di Giove in persona, a quel Perseo, frutto della ennesima violenza, questa volta inflitta a Danae sotto forma di “pioggia d’oro”. E Perseo è spietato, perchè tutto tra gli dei si svolge senza la pietas, tanto che proprio l’avversario del saggio Atlante (colui che porta il peso del mondo sulle sue spalle) gira nascondendo il terribile volto della Medusa che tutto pietrifica al solo sguardo e “vagò ora di qua ora di là, come fa la nuvola piovosa, osservando le contrade giù in lontananza, e passò al volo su tutto il mondo” fino a volersi riposare nel regno immenso di Atlante. Al rifiuto di questi non ragiona e con estrema violenza, anche verbale, quasi con la irruenza del dispetto fatto da un bambino, risponde : “Ah sì? Visto che così poco conto per te, prenditi questo regalo”. Il gesto repentino è quello che userebbe un qualsiasi moderno con un’arma da fuoco: “girandosi dalla parte opposta, trasse fuori l’orrido volto di Medusa”.

Metamorfosi anche per il grande, insuperabile Atlante, che diventa addirittura un monte: “La barba e i capelli passarono infatti in selve, le spalle e le mani sono balze, quello che prima era il capo è il più alto cocuzzolo della montagna, le ossa divennero sasso. Poi, gonfiandosi dappertutto, crebbe smisuratamente in altezza (così decideste, o dei), e tutto il cielo con le sue tante stelle poggiò su di lui”. Lui, Atlante, non esiste più; al suo posto si distende una intera regione e Perseo può rinfoderare la testa di colei che decapitò nel sonno. Medusa era fanciulla bellissima che proprio per la sua avvenenza fu colpita nell’aspetto migliore: i capelli, prima sua dote, diventano orribili serpenti ed ella non cessa mai di portare sventure, di essere, dunque, l’arma totale che infligge trasformazioni finanche ai piccoli rami delle isole che si mutano in corallo “per cui quello che sott’acqua era un vimine, spuntando fuori dall’acqua si pietrifica”; è ancora e sempre alla ricerca di vincere tutto ciò che si oppone, fin quando, come in tutti i miti, non incontrerà una forza superiore e saprà che dovrà recitare la sua fine, o la sua metamorfosi.