SORPRENDENTE DIBATTITO DI SBIC CON LA MODERAZIONE DEL CORONAGERME
24 FEBBRAIO 2020 – “Sulmona Bene in Comune” si è impegnato a fare chiarezza sulla probabilità che anche in Valle Peligna si segua l’esempio virtuale di Comuni a “rifiuti zero”: cioè di realtà nelle quali lo scempio che si verifica nell’area di competenza del Cogesa (con la puzza nauseabonda che l’Arta ha definito “appena percettibile”) non è nemmeno ipotizzabile. Ottima idea, che ha addirittura mobilitato nella discussione il direttore del giornale digitale Coronagerme. Questi, non si sa perché, quando, alla fine della fiera, ha preso la parola un cittadino non schierato (nella foto del titolo, a destra: ha detto cose sensate almeno quanto quelle che si erano dette prima), ha anticipato che per rispondere non avrebbe neppure dovuto far intervenire il rappresentante del COGESA e la cosa si poteva spiegare in modo molto più semplice.
Che cosa aveva sommessamente sostenuto il volenteroso e paziente interlocutore? “Ci avete detto che bisogna fare risparmi, che bisogna amministrare tutto con criteri di stretta economia e addirittura ridurre i passaggi dei mezzi della raccolta e poi all’improvviso si fa scaricare tutto il rifiuto indifferenziato da L’Aquila, capoluogo che per di più fa solo indifferenziato, che verrà ad esaurire il potenziale della discarica. Allora sinceramente non mi interessa risparmiare 500 euro all’anno e trovarmi quei rifiuti nel mio territorio. Preferirei spendere di più e salvaguardare il mio ambiente”. E’ stato un modo solare di dire che non sapremo dove mettere i nostri rifiuti quando saranno saturi gli spazi attuali, oppure (il che sostanzialmente è lo stesso) andrà ad occupare altri spazi che nel frattempo saranno stati individuati, con danno incalcolabile per il quadro ecologico della Valle Peligna. Il volenteroso interlocutore faceva anche espresso riferimento ai fanghi del porto-canale di Pescara, che sono stati indirizzati dalla Regione alla discarica di Sulmona; e ai rifiuti di Roma. Insomma, poneva alla attenzione delle pensose menti che si erano avvicendate nel loffio dibattito, un tema centrale.
Come se avesse snocciolato le statistiche sulla diffusione del coronavirus, è stato neutralizzato, con un “non c’è bisogno che facciamo rispondere al Presidente del COGESA” e, poi, da un sorprendente: “Adesso dobbiamo indurre il Comune dell’Aquila a differenziare i rifiuti”, snocciolato con nonchalance dal consigliere comunale di Sbic Maurizio Balassone.
Adesso dovete “indurre il Comune dell’Aquila a differenziare i rifiuti”? E quando riuscirete a indurre? E se non riuscirete a indurre, come impedirete al Comune dell’Aquila di continuare a scaricare, visto che il Comune di Sulmona non ha battuto ciglio quando il Comune dell’Aquila è entrato nel COGESA, con i suoi 70 chilometri di lontananza e i suoi 170 e passa chili di indifferenziato annuo per ogni abitante? Certo, non è responsabilità di Maurizio Balassone, che è stato e sta all’opposizione; ma vogliamo fare nome e cognome di chi non ha impedito l’ingresso di un Comune così fuori norma? E, soprattutto, vogliamo rifondare lo statuto o il regolamento per impedire che rimangano nel Consorzio Comuni che producono il doppio pro-capite di rifiuti, che ci fanno precipitare la media (la nostra è di poco più di 90 Kg annui) e impediscono di accedere a tutte le agevolazioni per i Comuni “ricicloni”? Oppure è meglio non dire niente perchè L’Aquila non saprebbe dove scaricare il suo indifferenziato e c’è solo l’esigenza di non mandare in tilt quello smaltimento? Vale la solita solfa dell’aiuto che bisogna dare ai terremotati che dopo 11 anni ancora non sanno in quale mastello scaricare i loro rifiuti (oppure lo sanno, ma il terremoto li ha resi più fragili di prima ed è meglio che i siti da ingolfare di rifiuti stiano a 70 chilometri di distanza)? Ma questo significa rappresentare i cittadini di Sulmona? L’interlocutore volenteroso è persona educata e se ne è andato disciplinatamente, senza rispondere come avremmo risposto e come risponderemo ogni volta che verranno sciorinate supercazzole del genere: “Adesso cerchiamo di indurre L’Aquila…”.
Siamo diventati la discarica d’Abruzzo e ogni volta si sciorinano le necessità del fatturato del COGESA, che, anche ammettendo che sia esatto, non può cambiare la sostanza di un territorio che tra poco diventerà off-limits per le puzze (perché il COGESA ha dimostrato di non sapere gestire i rifiuti organici., specialmente d’estate) e per il concentramento di rifiuti indifferenziati o speciali o tossici che non potranno non disperdersi nelle falde perché anche la migliore coibentazione si rompe ad ogni terremoto della fascia pedemontana del Morrone e della Majella. E vi permettete di licenziare una voce pulita e autonoma che è intervenuta nel dibattito? Di ritombare l’ultimo alito di consapevolezza del futuro che attende la Valle Peligna? Meno male che non eravate più di trenta, perché si potrebbe credere, altrimenti, che la “società civile” risponda così alla disperazione di chi magari ha investito i suoi risparmi e il suo futuro in una Valle dei rifiuti…






