IL MESSAGGIO DI EUGENIO BENNATO AGLI STUDENTI DEL LICEO “FERMI”
22 febbraio 2020 – Eugenio Bennato ha il garbo di quelle persone napoletane che cercano prima di tutto di mettere a proprio agio l’interlocutore e, quando sono ospitate, non parlano delle proprie cose e della propria storia. Ospite dei ragazzi del Liceo Scientifico “Fermi” di Sulmona, ha detto loro che “è una responsabilità essere nati nello stesso posto nel quale nacque un artista assoluto, forse il più grande poeta della Romanità, come Ovidio”, perché, tanto per fare un esempio, si deve a lui se “un altro genio come Caravaggio è riuscito a tratteggiare la figura di Narciso, esprimendone tutto l’atteggiamento psicologico che si percepisce quando si leggono le Metamorfosi”. Per questo collegamento e per questa lettura tramandata attraverso i millenni l’arte può permeare l’uomo e può contribuire alla sua cultura. Eugenio Bennato non ha inondato subito i ragazzi del “Fermi” con i ritmi per ascoltare i quali loro hanno riempito l’aula magna, oppure con i contenuti che il loro dirigente, prof. Massimo Di Paolo, ha trovato di assoluto rilievo per scrivere una Storia autentica e priva di pregiudizi. Il cantautore Eugenio Bennato, dottore in Fisica, dopo aver letto l’intestazione del Liceo di Sulmona a Enrico Fermi, ha spiegato come lo scienziato che tutto il mondo invidiò all’Italia tra le due guerre avesse scoperto i neutrini; sostanzialmente per la conseguenza di una osservazione sulla “dispersione” di carica elettrica dagli elettroni.
A metà della mattinata si è cominciato a sospettare che Bennato abbia voluto, con il garbo delle persone napoletane che cercano di mettere a proprio agio l’interlocutore, avvisare i ragazzi del “Fermi” (che per essere ragazzi, presi nel loro ambiente di maggiore eccitazione come può essere quello di un sabato diverso, preferiscono le musiche “forti” rispetto alle lezioni sul narcisismo e sui neutrini) che non si può conoscere l’arte e goderne appieno se non si è sviluppata la cultura dalla quale sono sgorgate le opere degli uomini durante i millenni. Per Ovidio, poi, questo vale più che per altri creatori e ispiratori di arte.
E poi, calato nelle vicende storiche più recenti dell’Italia nata “appena” 160 anni fa, l’approccio di Bennato, cioè l’antifona, ha portato alla conclusione che “dieci anni fa, se qualcuno avesse parlato di Ninco Nanco, nessuno avrebbe collegato quel nome ad una delle vicende più complesse del Risorgimento. Attraverso le modalità che hanno portato alla cattura e all’uccisione di Ninco Nanco si è manifestato un concetto razzistico dell’Italia, perché anche la fotografia di quel “brigante” dopo l’uccisione serviva alle teorie del medico Lombroso per sostenere il tipo meridionale di delinquente, categoria vastissima, nella quale furono inserite le tipologie dei disagi sociali, per farne il prototipo della delinquenza legata ad una regione, addirittura ad un potere”. Erano, del resto, gli stessi identici tempi della guerra civile americana; e sono evidentemente i tempi che ricorrono spesso, talvolta in simultanea in tutto il mondo, nella fascinazione (anche delle folle e non solo degli ideologi) per le teorie che fanno guardare agli “ultimi” come a colpevoli per principio. Bennato sta dall’altra parte, anche adesso che ha congedato “Viva chi non conta niente”, delicatissima canzone che sembra il sequel di “Il mondo corre” nel suo cd “Questione meridionale”.
Ci vuole pazienza per attirare l’attenzione di ragazzi di un liceo; ma spesso, più della pazienza, è sufficiente trovare gli argomenti che escano dal conformismo e conservarsi attenti al contributo dell’interlocutore. Bennato ha la grande fortuna di non stancarsi nei suoi concerti per quel diffuso fenomeno, negli artisti, di scorgere risorse nuove, autorigeneranti, aspettando che si depositino nella rete di un trabocco mentre si è intenti a fare altro. Come l’illuminazione che gli venne dalle piccole e povere parole di un ragazzino che cinque o sei anni fa gli si avvicinò in un concerto tenuto alle porte dell’Africa. Veniva dal Camerun ed era in viaggio verso l’ignoto e su un biglietto gli raccontò, in francese, che il padre e la madre erano nati in prigione: l’unica eredità che gli avevano lasciato era quella di averlo fatto un “sans papier”, come si indicavano quelli senza documenti. Una carta, però, il ragazzino l’aveva rimediata ed è stato il tramite perché Bennato si chinasse a parlare anche di questo altro “Sud del mondo”, per dimostrare che non ce l’aveva solo con quelli che uccisero a tradimento Ninco Nanco.






