LE RAGIONI PERDENTI DI SULMONA CAPITALE DELLA CULTURA

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BREVE LETTURA DELLA RELAZIONE ALLEGATA ALLA PROPOSTA DEL COMUNE

21 OTTOBRE 2015 – La relazione che ha accompagnato la candidatura di Sulmona a “Capitale della cultura 2017” è rimasta segreta ai più, anzi quasi a tutti.

Certamente non ha formato oggetto di esame e di confronto tra le associazioni culturali di Sulmona. In verità non è stata neanche scritta da Sulmonesi: due Aquilani hanno trattato delle peculiarità della Patria di Ovidio. E così le vere peculiarità sono rimaste evanescenti. Così, prendendo a volo di uccello le originalità più rimarcate, si nota la “PROPOSTA CULTURALE”, cui sono destinate la maggior parte delle quaranta pagine che dovevano convincere nella scelta di Sulmona e che invece non le hanno consentito neanche di superare le fasi eliminatorie: una vera Corea, per riprendere un confronto calcistico.

La “proposta culturale” parte da un sottocapitolo che si intitola : “Officine ovidiane: esempi di letteratura diffusa”. Chissà, poi, perché ogni volta che si parla di cultura si debba collegare un luogo di lavoro non proprio del tutto intellettuale; comunque, visto che si dà un gran da fare la “Fabbrica cultura”, non è la fine del mondo se, parlando dei Fasti, si senta l’odore di olio e grasso per lubrificare i meccanismi più pesanti, quasi che l’apprendimento e la discussione non possano limitarsi ai sensi più eterei e veicolare su concetti più che su ingranaggi. Quindi “Immaginiamo Sulmona2017 come un percorso fra le vie della creatività, l’inventiva, l’estro e la grandezza italiana. Un viaggio da compiere attraversando le quattro stagioni; saranno l’inverno, la primavera, l’estate e l’autunno ad accompagnarci alla scoperta di quattro ambiti di immaginazione: le radici simbolo di identità, la speranza emblema del cambiamento, la passione metafora del divertimento, il tempo regno della coscienza. Perseguire il flusso costante della vita per cui le stagioni, l’età dell’uomo, gli elementi, la natura, la terra stessa si alternano e fluiscono ciclicamente, cambiando forma senza mai perire. Un fluire che passa attraverso cinque verbi chiave: guardare , ascoltare, gustare, vivere, scoprire. Cinque azioni capaci di far conoscere meglio e apprezzate la cultura che a 360° ruota intorno alla Città di Sulmona”.

Bene, ma se a Sulmona sostituiamo Spoleto o Ceglie Messapica non si nota la differenza, visto che le stagioni si succedono anche in Umbria e Puglia. Ma non andiamo con i preconcetti, può essere che l’aggancio a Sulmona stia nel periodo successivo.

“Ogni stagione sarà il contenitore di una serie di iniziative e progetti, trasversali alle diverse arti (visive, uditive, audiovisive), basati sull’utilizzo degli ambiti di immaginazione come filo rosso che ricomponga l’unità tematica”.

Visto? Che cosa più peculiare si poteva immaginare per Sulmona, diversa da Bressanone e da Mazara del Vallo?

“Sullo sfondo Ovidio, la storia, il gusto, la bellezza, l’amore, la natura, lo sport”. E perché non la chirurgia, la podistica, l’astrologia? “Temi che entrano in ogni stagione, percorrono ogni ambito, caratterizzano ogni attività” e per questo, forse, a Sulmona è stata preferita Taranto. Ecco, su questa estesa diffusività dei caratteri di questo “sfondo”concordiamo, tanto più che “Quello sulmonese è un territorio immerso nella natura, temi e stagioni riflettono dunque l’identità culturale e il ritmo della vita artistica di questa città ed è a questa impostazione, che si allinea anche il programma immaginato”. Qui la punteggiatura non aiuta, ma il concetto è ben saldo: intorno a Sulmona esistono da qualche milione di anni le montagne e quindi le chiese sono fatte della pietra della Majella; invece Madonna di Campiglio fino a qualche secolo fa era tutta una pianura e quindi non può ambire a fare da capitale della cultura.

E via di questo passo.

Orbene: che il Sindaco o chi per lui incarichi qualcuno di convincere qualcun altro delle potenzialità di Sulmona è un fatto normale. Non è normale che, una volta ottenutane una “dritta”, non la discuta con l’intero consiglio comunale, magari anche solo con i capi-gruppo. Non vogliamo dire che doveva passare la bozza a Ezio Mattiocco, Ilio Di Iorio, a Rotary e Lions; per carità, il primato della politica ha un suo significato. Ma che qualcuno dai banchi della maggioranza e dell’opposizione, in una riunione indetta per discutere di questa relazione, si fosse potuto alzare per chiedere “Ma che c’entra Sulmona?”, questo almeno doveva preventivarsi, doveva essere consentito.