LE “Z” DEI MAZZARA ERANO DUE, UNA SI PERSE

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DOCUMENTATA ANALISI DI FABIO MAIORANO, MA PANFILO PREFERI’ “MAZARA”

30 DICEMBRE 2014 – Riceviamo e pubblichiamo: “Egregio direttore, mi permetto il tono confidenziale perché ci conosciamo da sempre e perché tra “colleghi giornalisti” è questa la prassi.

Sono il “normalizzatore” dei Mazzara – per verità storica e documentale, non già per vocazioni sovietiche o per malcelato istinto alla crudelitas – e ti scrivo in merito all’articolo del 12 dicembre u.s., dal titolo Natale a palazzo dei marchesi con una “z” sola nel cognome, pubblicato sul sito Il Vaschione,

Come puoi constatare, ho scritto Mazzara con due zeta perché storicamente gli esponenti di questa famiglia hanno nel loro cognome due zeta, ad eccezione di Domenico (1874-1927), dei figli Panfilo jr (1899-1969), Guido (1901-1976), Emma (1904-1938) e pochi altri, registrati all’anagrafe civica con una sola zeta.

Il componente della Deputazione di Storia Patria e autore di un volume proprio sull’araldica sulmonese colloca a poco più della metà del XIX secolo la “scissione” dei cognomi, con il marchese Panfilo (al quale è intestata la strada del Comune) che

“registrò con il proprio cognome – con due zeta – il primogenito Vincenzo (1868-1948), mentre eliminò una zeta nel cognome dell’altro figlio Domenico” dal quale nacque questo ramo con una sola zeta. Maiorano ha la premura di allegare anche due certificati e osserva: “Come si evince dai certificati di nascita (allegati 1 e 2), Panfil[antoni]o e Vincenzo Mazzara, rispettivamente padre e fratello di Domenico, hanno due zeta nel cognome mentre è ignoto il motivo per il quale il loro congiunto ne abbia una sola, constatato che nei registri dello Stato Civile del Comune di Sulmona non risulta nessuna annotazione che giustifichi e legittimi il cambio di cognome”.

C’è una sola certezza: “non c’è nessun “atto ufficiale” a sostegno del cambio di cognome” e , peraltro, “non è un mistero che molti Mazzara predilessero la sola zeta nell’autografo…

Fabio Maiorano, esaminando l’albo della nobiltà italiana, ha riscontrato che “Vincenzo Mazzara, primo marchese di Torre de’ Passeri per decreto reale (1744), ha due zeta nel cognome, come testimonia inequivocabilmente il suo autografo in un paio di documenti del 1744 e 1745, subito dopo la nomina marchionale (allegati 4 e 5); e due zeta vantano anche la moglie (e cugina) Smeralda Mazzara e tutti i successivi e legittimi marchesi: Domenico (1734-1786, secondo marchese); Vincenzo II Beda (1775-1865) terzo marchese; Panfilo senior (alias Panfil[antoni]o, 1840-1885) quarto marchese; Vincenzo III (1868-1948) quinto e ultimo marchese.

Lo studioso giunge alla conclusione che “la targa stradale è palesemente errata” e la dimora de marchesi “va definita correttamente “palazzo Mazzara”, con due zeta. Allo stesso modo sarebbe opportuno correggere anche la lapide di Largo Mazzara e la scritta bronzea della cappella monumentale, fatta costruire agli inizi del Novecento da Francesco Mazzara (allegato 6) in memoria del padre Gentile Mazzara (allegato 7) al quale era intitolata la Scuola d’Arte e Mestieri da lui fondata e divenuta in seguito Istituto Statale d’Arte e, di recente, Liceo Artistico.

Quanto ti dovevo.

Cordialmente.Fabio Maiorano”.

Tutto preciso e documentato. Ma se un padre, per qualsiasi motivo al mondo, registra un figlio, al contrario dell’altro, con una sola zeta e se poi il destino fa vivere per ultimo il discendente di questo Mazara, che fa il sindaco di Sulmona e si firma Mazara e porta il Partito Liberale a cinque seggi in Consiglio comunale (con percentuali piemontesi), beh ci piace accarezzare l’idea che, in suo ricordo, in ricordo della bufera che seppe attraversare durante il febbraio 1957 con la “rivolta borghese”, il nome del Palazzo abbia una sola “zeta”. Comunque, onore al merito e al metodo dello studio di Maiorano.

Nella foto del titolo: il marchese Panfilo Mazara all’inizio del ‘900 (per gentile concessione della nipote, Giuliana Arcieri).