L’elegante quadrupede disdegna Sulmonacinema

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Diplomaticamente un cane si allontana

Con il suo passo elegante si sarebbe fermato a prendere qualcosa al “Gran Caffè”, del quale forse conosceva i fasti per antica tradizione trasmessa anche tra cani da corsa.

Ma appena ha visto che dentro c’era la presentazione di una edizione del “Sulmonacinema” ha mostrato le terga, peraltro anch’esse solo accennate, per sobrio gusto, da un arco che fa tutt’uno con la coda e si è rivolto a Ovidio, ricordando dell’edizione del “Film festival” nella quale il poeta appariva con il pugno chiuso di Lotta Continua invece dello stilo, preambolo dello sfruttamento che poi ha portato all’incoronazione con la “certa” d’aglio; era una prova generale che veniva da Sinistra e quindi faceva cultura anch’essa, per definizione.

Quando l’abbiamo visto uscire tre secondi dopo che era entrato, abbiamo chiesto alla padrona se per caso fossero stati i gestori a non consentire l’accesso ai cani, in deroga all’esempio di tolleranza che consentiva al dalmata Gaspare di entrare come un fulmine, afferrare al volo una brioche che gli lanciava la cameriera e tornare fuori a mangiarsela, sotto gli occhi divertiti del prof. Carlo Autiero. Invece, non è questione di divieti. A otto anni, questo bell’esemplare di cane dignitoso, strappato al destino di altri cani da corsa, si può permettere pure di coltivare un suo gusto in fatto di cinema e di politica e soprattutto può evitare che l’una sia la chiave di lettura del primo. Per un raffinato come lui l’estetica è fine a se stessa e, al contrario di quello che diceva il Duce “Il cinema non è l’arma più potente”.