“Non lo tollero” ma la sindaca non dice perchè non tollera che si legga una norma

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L’avv. Elisabetta con il presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena la scorsa estate a Villetta Barrea

INAUGURATO AL COMUNE L’ABBANDONO DELL’AULA PER NON RISPONDERE ALLA MINORANZA

Di per sé appare abbastanza anomalo che un sindaco abbandoni l’aula del consiglio comunale mentre è in corso una seduta e senza che nessuno abbia disposto una sospensione; è ancora di più originale che vada via urlando; l’acme della inusualità si raggiunge se si considera che tale esito si verifica mentre un consigliere della minoranza è impegnato a leggere una norma della Repubblica italiana.

Questo è accaduto al “consiglio” di ieri e questo segna un punto di arrivo: vale a dire che questo traccia l’attuale atteggiamento della maggioranza e in particolare della sindaca, che si scompone davanti al più neutro degli atteggiamenti della opposizione, cioè la declamazione di una legge. Si potrebbe capire se l’avv. Elisabetta Bianchi avesse inscenato una polemica e si fosse decisa a leggere la disposizione per dire che la maggioranza non si era attenuta al contenuto di un atto vincolante; ma nel caso concreto l’avv. Bianchi stava più semplicemente sostenendo che sbagliava il sindaco ad invocare la “privacy” perchè le esigenze di privacy non erano e non sono tutelate nello specifico. Un riscontro così scomposto lascia ritenere che dell’argomento non si dovesse neppure parlare leggendo il codice della privacy; oppure, in una chiave di lettura ancora più essenziale, che non se ne dovesse parlare e basta.

Orbene, senza arrivare a fare la storia del consiglio comunale negli ultimi cinquant’anni, il che ci porterebbe a raccontare di episodi nei quali il sindaco ha chiesto al consigliere di abbandonare l’aula oppure ha disposto una sospensione della seduta, ma non ha mai abdicato al suo ruolo privilegiato di primo cittadino e di condottiero della politica cittadina, possiamo approdare ad una conclusione molto netta. Il dibattito politico, che si è trasferito in ambienti molto degradati come i “social network”, quando si svolge in ambito istituzionale non ha più modalità condivise e, più precisamente, è giunto ad un tale livello il disagio di chi non sa articolare una risposta, per quanto polemica, a chi conduce il suo lavoro di oppositore che si arriva alla rottura di ogni confronto, persino di quello che sarebbe basato sul richiamo alle leggi. La sindaca Anna Maria Casini ha gridato tre volte “Non lo tollero” mentre dall’altoparlante dell’aula magna si ascoltavano le frasi di una legge ed ha detto all’avv. Bianchi “Ti devi vergognare” solo perchè la consigliera di Forza Italia stava sostenendo che il richiamo al rispetto della “privacy”era del tutto fuori luogo.

Esempi di anomalie, per carità, non sono mancati a Sulmona: per esempio al tribunale dove una decina di anni fa un presidente del collegio penale decise di far ritirare tutto il collegio “date le intemperanze del teste”. Ma non per niente è rimasto un caso citato come massima scempiaggine, visto che se un teste mostra intemperanze la legge suggerisce i rimedi per fargli cambiare atteggiamento oppure per interrompere la sua deposizione senza battere in ritirata. La mossa del sindaco ha molto il sapore di un modo per non esprimersi; il che è molto grave, anche senza parlare del merito della vicenda per la quale l’avv. Bianchi leggeva le norme sulla deroga alla privacy. E la dott.ssa Casini ha dato molto la sensazione di volerla mettere, come si dice a Roma, in caciara per non rispondere proprio sul merito.