COMPLICAZIONI NELL’ERA DEL VIRUS
20 MARZO 2020 – Il sindaco Annamaria Casini ha firmato questa mattina l’ordinanza che vieta di svolgere attività motorie e sportive all’aperto nel territorio comunale e di attendere alle esigenze primarie degli animali d’affezione se non per il tempo strettamente necessario e in aree contigue alla residenza, domicilio o dimora del proprietario nel raggio di 400 metri. “Si tratta di un provvedimento necessario emesso in sinergia con i Sindaci del territorio, in maniera coordinata, dopo aver sentito il Prefetto. Nel ribadire l’assoluta necessità di restare a casa, in questa fase di emergenza sanitaria nazionale, in cui è estremamente importante che tutti i cittadini osservino rigorosamente le norme del Decreto di Governo, per contenere la diffusione del virus, riteniamo che sia fondamentale l’intensificarsi del controllo. Sono molte le segnalazioni pervenute in questi giorni in merito alla presenza di troppe persone che con la scusa di svolgere attività sportiva, rischiava assembramento soprattutto nelle strade periferiche di Sulmona così come dei Comuni del territorio. Il sistema sanitario abruzzese, così come il nostro, non è in grado di far fronte ad un’aggravarsi della situazione già difficile, pertanto faccio di nuovo appello al senso di responsabilità della cittadinanza, nella consapevolezza del sacrificio che tutti noi siamo chiamati ad affrontare in questa emergenza, non uscendo di casa se non per comprovati motivi di lavoro, di salute o di necessità. Ringrazio tutte le Forze dell’Ordine del territorio, che in questi giorni si stanno impegnando al fine di metter in atto controlli tesi a far rispettare le norme che hanno il solo scopo di contrastare il rischio di contagio da Covid 2019”. Lo afferma il sindaco Annamaria Casini.

Passando sul fatto che “aggravarsi”, in quanto infinito presente, è di genere maschile e, pertanto, “un’aggravarsi” è errore da segnare con rosso e blu due volte, non tediamo il lettore su questioni che riguardano formalità e veniamo alla sostanza.
La sostanza è che la sindaca prima vorrebbe impiegare l’esercito e conquistare distese e montagne e poi dichiarare guerra; in particolare, prima chiede l’intervento dell’esercito per tutelare il rispetto di un divieto che solo il giorno dopo contempla in un’ordinanza. Il tutto pur nell’oggettivo, perfetto funzionamento dei controlli di Polizia e Carabinieri (nella foto del titolo un controllo in Piazza Garibaldi).
L’Italia ha avuto la sfortuna di imbattersi nella pandemia nel momento nel quale è entrato a pieno regime il caos dei governi regionali, ampiamente previsto nella battaglia condotta negli anni Sessanta dalle Destre (liberali e missini) per contrastare l’istituzione delle Regioni e aggravato dalle grida manzoniane in fatto di sanità; ma la sfortuna di impattare anche in sindaci che girano per farmacie e supermercati e poi chiedono l’esercito non la poteva prevedere neppure il legislatore che ha messo mano alla riforma della legge su Comuni e Province. Quella è una variabile indipendente. Ora si parla opportunamente di eliminare le Regioni, fonte di malgoverno e di sprechi. E potrebbe essere un regalo, uno dei pochi, del coronavirus; ma i sindaci, quelli, come li elimini dal panorama amministrativo?






