L’OSSIMORO DELLA SAGRA DELLA POLENTA MORIGERATA

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6 GENNAIO 2012 – Vuoi mettere avere per soffitto il cielo e, al posto dei quadri alle pareti,  i boschi delle sorgenti del Gizio? Invece del trenino portato dalla Befana, un trenino vero che andava verso Napoli o verso Pescara? Insomma questa è stata la sagra della polenta per 49 anni, riscaldata da

 tronchi di quercia o di faggio al centro della Piazza Umberto I, con la brace che sfidava la bufera più insinuante. Quindi: roba da montanari, gente tosta, dai cromosomi di carbonari che si sostenevano con la polenta “rognosa” strofinata ad un pezzo di lardo o a un “sarago”.

Ora il tendone plastificato bianco, che evoca un po’ anche le cucine da campo allestite dalla Protezione Civile, ha rubato lo spazio della piazza e copre, a chi gozzoviglia, il parco delle sorgenti, il trenino (che già ha rinunciato a passare da qualche settimana); impedisce le braci. Va bene: lo spettacolo deve continuare anche se nevica o arriva il soffio di Eolo a rivoltare i vassoi.

Ma l’invito più atroce lo fa il (peraltro efficiente) Pingue catering: “Più cultura e meno alcool”. Abbiamo capito bene? Alla Sagra della polenta? e nella notte bianca di Pettorano? Il tendone passi, ma il saturnale che si coniuga con la saggezza e il senso del limite finisce per negare se stesso. Tutto questo perbenismo e questo pensiero conforme, questo dare l’esempio e suggerire la regola, scatenano il gusto di bere il doppio. Allora perchè non collocare delle bilance contro l’obesità vicino alle padelle delle salsicce? Eppure siamo nel paese di Vittorio Monaco, intellettuale profondo e per questo nemico delle ipocrisie, che si scagliava contro chi beveva “cerveza” invece del ricco e incendiario Montepulciano… (vedi su questo sito: “Il “volo fermo” del poeta mentre coglie l’attimo” nella sezione Cultura)

E non faceva più cultura Monaco, marxista… religioso, con il suo sguardo compassionevole verso gli sconfitti e l’indulgenza per le sconfitte, di tanti prudenti consiglieri di un vivere morigerato e perfetto anche nelle occasioni dell’eccesso dichiarato?

“Più cultura e meno alcool” sarebbe lo slogan da sostenere tutte le sere nelle strade del centro storico di Sulmona e di certo nei fine-settimana, quando, in assenza di qualunque giustificazione del “semel in anno licet insanire”, si consumano fiumi di acool e di peggio, quando si fanno continue “notti bianche” e le si impongono a chi vuole dormire perchè deve lavorare il giorno dopo o solo per il gusto e il diritto di dormire. Quando il sindaco ha cercato di condurre una giusta battaglia su questo problema, che è il cancro della attuale società, uno stuolo di mamme inviperite si è rivoltato perchè i pargoli avrebbero dovuto andare a bere fuori città, con i conseguenti rischi.

Nella foto del titolo uno scorcio di Pettorano nel 1977