LUCE SUL TEATRO DALLA NOTTE BIANCA

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MITI INFRANTI E RACCONTI VERI SULL’EPICA COSTRUZIONE DEL GRANDE LUOGO LIRICO

3 SETTEMBRE 2023 – A novanta anni dall’inaugurazione del teatro comunale di Sulmona si può fare qualche correzione alla vulgata di quella che certamente fu un’impresa epica. Disseminata in vari teatrini di scarsa capienza ed ancor minore valore artistico, la tradizione borghese aveva bisogno di un grande teatro. E un grande teatro fu concepito e voluto fortemente dai politici e dai tecnici del tempo, ma non sorse per la sottoscrizione di fondi da parte dei Sulmonesi. Questi erano quelli di oggi. Nulla è peggiorato. Sono peggiorati i politici, perché a suo tempo Sulmona realizzò quello che oggi subisce. Del milione e mezzo di lire che servivano per costruire il più grande teatro della regione e il settimo teatro lirico italiano per acustica, solo 300.000 lire furono raccolte dalla sottoscrizione, che era inizialmente un prestito e non una donazione. Il grosso venne dal dirottamento dei fondi, poco più di un milione di lire, che spettavano alle sorelle Incarnati di Gioia dei Marsi, danneggiate in tutte le loro proprietà dal terremoto del 1915. Poi il primo sottoscrittore del prestito di 300.000 lire fece il bel gesto di rinunciare al rimborso e mise in imbarazzo tutti gli altri: non potevano che imitarlo e nessuno riprese quello che aveva concesso.

Furono oltre ottocento i posti nel teatro comunale di Sulmona inaugurato nel 1933

Mille posti nel più grande teatro regionale nel 1933

A costruire il teatro di Sulmona, questo sì, sono state tutte imprese cittadine. Ed è l’aspetto mirabile. Ad incominciare dalle strutture, fatte da Iannamorelli, passando via via per gli idraulici, gli elettricisti, i sarti, i tappezzieri: tutto è autenticamente sulmonese. Solo il sipario rosso pesa una tonnellata; i posti a sedere erano mille, poi ridotti per ragioni di sicurezza.

Alessandro Sardi, sottosegretario ai Lavori Pubblici, fu l’anima politica di questa impresa e fece in tempo prima che la sua stella si oscurasse. Doveva completarlo in vista del decennale della Marcia su Roma, ma il 28 ottobre c’era ancora stallo. Si valicò il termine e chissà se questo non abbia contribuito ad oscurare la stella del fidato collaboratore di Mussolini.

Questo ed altro ha raccontato Roberto Carrozzo nella visita guidata che, introdotta dal direttore artistico del Teatro Maria Caniglia, Patrizio D’Artista, durante la notte bianca è stata l’alternativa culturale al chiasso delle strade.

Fra le locandine ancora affisse dietro al palcoscenico quella che presentava "Chicchignola" con Ettore Petrolini

Libero ingresso ai visitatori dietro le quinte, nei camerini ancora densi dell’ansia degli attori, alle locandine del foyer, ma soprattutto a quelle proprio dietro il palcoscenico. Si possono fotografare gli annunci degli spettacoli del grande ufficiale Ettore Petrolini nel 1934, due anni prima che i palcoscenici di tutta Italia dovettero rinunciare al protagonista assoluto. E c’è la locandina (nella foto del titolo) di chi tanto si è ispirato a lui e che qui tenne la prima di “A me gli occhi” del 1976, Gigi Proietti. Meno male che nessuno l’ha staccata, perché, dopo aver ripetuto tre volte che la sua vita artistica aveva avuto una svolta a Sulmona, lo stesso Gigi Proietti cominciò a dire che aveva dato la prima a L’Aquila (forse intendeva in provincia dell’Aquila). E chi aveva assistito alle prove cominciava ad avere dissociazioni spazio-temporali nella memoria. Succede per una città guidata da sindaci insensibili, che quel teatro avrebbero dovuto concedere perennemente a Proietti e alla sua scuola di artisti, non appena pubblicò l’intervista che conteneva questa verità sul Corriere della Sera e ripetè di lì a qualche anno la stessa cosa; e la scrisse in un libro.

Forse era un messaggio lanciato alla città che per lui era diventato un luogo magico. Forse una città che ha dato i natali a Ovidio non considera più nulla all’altezza.

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