MA IL GASDOTTO NON SERVIVA AD EVITARE LA DIPENDENZA ENERGETICA?

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L’ITALIA ELEMOSINA A TRUMP E INTANTO REALIZZA UN’OPERA CHE NON SERVIRA’ ALLE FORNITURE DALL’AFRICA

19 APRILE 2025 – La costruzione di un gasdotto mentre mancano pochi anni al termine fissato per escludere dalle fonti energetiche gli idrocarburi è di per sé paradossale, se si pensa al sacrificio che più di mezza Italia deve sopportare per il transito del “tubo”: su boschi, aree prossime a città, parchi nazionali e relative riserve, quando, invece, il primo progetto prevedeva l’attraversamento in mare Adriatico. A Sulmona, poi, l’attenzione di chi vuole guardare ad un futuro e non limitarsi a vivere un presente, è ancora maggiore.

Per questo, sapere che, mentre si assiste ad uno scempio ambientale, la presidente del Consiglio dei Ministri deve ringraziare Donald Trump perché le vende il gas sarebbe umoristico, se non fosse tragico. Di fatto, i tracciati europei dei gasdotti sono stati voluti (invero imposti) per liberare l’Europa dalla eccessiva dipendenza della fornitura russa (una parte consistente passa per l’Ucraina, ma lo scopo era manifesto da prima dell’invasione). Tuttavia, a ben guardare, il tracciato del gasdotto che passerà per Sulmona, con la centrale di spinta che sta già devastando il territorio peligno (nella foto del titolo una centrale in attività), è un ramo delle condutture che provengono proprio dall’Est e, a meno di non voler programmare un flusso inverso, che, cioè, dalla Germania arrivi fino alla Puglia, contiene in sé i motivi della inutilità. E, a riprova di ciò, si consideri che il tracciato dalla Puglia fino all’Emilia Romagna non servirà alle forniture dall’Africa. Vero è che l’Italia non ha bisogno di tutto il gas che la attraverserà quando tutti i gasdotti saranno ultimati; vero è che, per la sua collocazione nel Mediterraneo e, quindi, nel contesto di vertice di vari Paesi consumatori, la rete di gasdotti servirà più all’Europa che all’Italia. Il nostro Paese non potrà neppure beneficiare di una “tassa di transito” come quella della quale beneficia l’Ucraina che, pur essendo in guerra con la Russia, percepisce i suoi diritti per il fatto che il grosso impianto di trasferimento del gas la attraversa (i Russi, che hanno stroncato vari impianti, compresi quelli energetici, si sono guardati dal bombardare la conduttura che garantisce loro i proventi per fare la guerra).

Allora, tutta la retorica, sbandierata nel primo quadriennio di presidenza di Trump per sottrarre l’Europa all’eccessiva dipendenza dalla Russia in questo settore, si traduce in una strategia per costringere anche l’Italia a dipendere dalle forniture di gas dagli USA, almeno nel breve periodo e, se non si volgerà l’attenzione verso i gasdotti provenienti dall’Africa, anche nel lungo periodo. Infatti, la Cina proprio ieri ha dichiarato che non acquisterà più neanche un fiato di gas dagli USA e questo diminuisce di parecchio gli introiti in America.

Il disegno di Trump è la trasposizione delle condizioni che si vedono nei film dei cowboy e che sono ripresi anche nelle università per dare una idea plastica del principio di cogenza delle norme: “La parola di un fuorilegge è legge”, osservava il prof. Aldo Sandulli nel corso di Diritto Costituzionale alla “Sapienza” per rappresentare quale fosse il concetto di norma vincolante e sufficiente a far realizzare un comando, per la forza di chi lo emana a prescindere dalla sua legittimazione.

La parola del fuorilegge Trump, che minaccia, come Hitler con i Sudeti e poi con i Polacchi, di prendersi territori che aumentino la sicurezza del proprio Paese (Groenlandia e Canada), è legge e ad essa si debbono attenere gli Stati satelliti, per quanto governati da partiti che rivendicano una non meglio precisata sovranità.

Questi concetti basilari, che trovano conferma negli avvenimenti degli ultimi giorni, contribuiscono a rendere chiara, a tutti quelli che si assopiscono sulle verità comode del “fabbisogno energetico”,  l’assurdità di tollerare sul proprio territorio (e sul territorio che sarà di chi oggi non è ancora nato), il gasdotto e la centrale di spinta.

Sarà per questo che, come osserva oggi Mario Pizzola, la Snam non ha neppure presentato denuncia verso quelli che hanno occupato l’area di Case Pente? Che si fosse convinta di devastare il territorio anche se detiene una autorizzazione (scaduta), per un’opera che da qui a dieci anni deve essere abbandonata per… legge?

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