Il GEN. BORGES SALE SUI CAMPI ELISI

665

8 DICEMBRE 2011 – Il Presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, ha assistito oggi all’inaugurazione di un busto (nella foto con il mazzo di fiori tricolore deposto da una bambina dal nome dell’ultima Regina di Napoli, Sofia) dedicato al generale catalano Joseph Borges, fucilato l’8 dicembre 1861 a Tagliacozzo, mentre era diretto a Roma da Francesco II dopo aver attraversato il territorio del Regno delle Sicilie ed aver riscontrato che tutto era perduto, anche l’onore di molti ufficiali borbonici.

La cerimonia, preceduta dalla celebrazione della Messa nella chiesa di San Francesco, è stata voluta dai sindaci di Tagliacozzo, Maurizio Di Marco Testa di e Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, presenti insieme al Segretario della Real Casa Borbonica, prof. Leonardo Saviano (docente di Storia delle dottrine politiche all’Università Federico II di Napoli), a diversi rappresentanti dell’Ordine cavalleresco Costantiniano e all’artista che ha modellato il busto di Borges, il Duca di Roscino, Massimo Patroni Griffi. E’ seguita una conferenza nell’aula consiliare del Comune, sull’impresa del generale che aveva giurato fedeltà a Francesco II; una bambina, dal nome di Sofia come l’ultima regina di Napoli, ha deposto un mazzo di fiori sul monumento: i colori non erano quelli borbonici, ma il bianco, rosso e verde italiano, lo Stato unitario che fu offerto al Re di Napoli di costituire. A Santa Marie è aperto il museo del Brigantaggio e dell’Unità d’Italia.

Ricevere la dedica di un monumento a cinque, o venti anni dalla morte può essere normale per un protagonista di una impresa epica. Riceverla dopo 150 anni dalla morte e, per giunta, stando “dalla parte sbagliata”, cioè dalla parte degli sconfitti, significa che ormai è la Storia stessa a dare quel riconoscimento.

Lo stemma borbonico di Napoli

Oramai si sono estinte tutte le energie che sorreggevano il grande Regno delle Due Sicilie: anche ideologicamente, nessuno si riconosce più nel fitto conservatorismo che abbinava, del resto, Napoli a Vienna. Borges ha volato alto sulla parentesi di Storia che lo destinava a Tagliacozzo, a subire l’onta di una sconfitta da guerriero; ed è stato ricompensato dall’”onore delle armi” postumo.

La sua fucilazione fece indignare tutta l’Europa e mosse le corde del cuore di Victor Hugo. Ma l’Europa di allora era debole e sfatta, sotto molti aspetti incivile nella indifferenza per i crimini che si andavano compiendo con l’invasione del Sud. Da guerriero che vola alto sull’ “incidente” della sua morte, si complimentò con i bersaglieri che stavano per fucilarlo (“Bella truppa, i bersaglieri”; come a dire: “Se avessi avuto questi uomini, invece dei briganti…”). Forse questa lealtà gli ha consentito di ricevere il busto dopo 150 anni, seppure da un manipolo di persone che ormai non rappresentano nessuno degli Stati del grande scacchiere europeo. E i tre colori che non erano i suoi  ed erano dei suoi nemici, sono adesso quelli che lo introducono definitivamente nei Campi Elisi di chi ha creduto fino in fondo in quello che faceva. Nella foto al centro la bandiera borbonica che sventolava a Tagliacozzo durante la cerimonia. Nell’altra foto la Messa celebrata a San Francesco.

Sull’impresa di Borges, in questo sito e nella sezione 150 anni: “Su per  gli Appennini, fra i briganti dalle “mani pulite””; “I 150 anni dell’altra parte: la marcia del gen. Borges”; “Eroismi e capricci di briganti mentre un regno si disgregava”

celebrazione_chiesa

Please follow and like us: