MA PERCHE’ LA SINDACA SI E’ IMPUNTATA SU UNA STRUTTURA PRIVATA?

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I CONSIGLIERI DI FRATELLI D’ITALIA RICOSTRUISCONO LE FASI DI UNA STRANA POLEMICA NELLA QUALE SONO STATI COINVOLTI ALTRI SINDACI FORSE ADDIRITTURA INCONSAPEVOLI

23 APRILE 2020 – Non sarebbe frutto di alcuna prevaricazione del territorio peligno la scelta di aprire e gestire una residenza per i convalescenti da Covid19 all’Hotel Cristallo nei pressi dell’Aquila: sarebbe la naturale conseguenza della scelta di istituire un ospedale Covid a L’Aquila e, quindi, della necessità di avere a portata di mano un supporto per coloro che hanno superato la fase acuta della malattia. Tale contiguità darebbe modo di relazionarsi subito con l’ospedale riservato ai malati Covid per il caso di aggravamento delle condizioni di salute.

Il contributo di chiarezza viene da “Fratelli d’Italia”, che ne canta, e parecchio, alla sindaca Casini, responsabile di aver condotto in questa sballatissima campagna contro la Regione anche un gruppo di sindaci dei quali “Fratelli d’Italia” mette in discussione anche l’effettiva consapevolezza al momento della sottoscrizione del documento. Le barricate annunciate da Casini si risolverebbero in una inutile impuntatura e in un grido di battaglia del tutto controproducente, se non addirittura dettato da strategia politica.

Il sindaco Casini, che fa parte del comitato ristretto di Sindaci, cioè di quel centro decisionale dove si tracciano gli indirizzi da condividere con l’azienda sanitaria, ha partecipato ad una riunione alla fine di marzo utile alla individuazione di luoghi ove ricoverare i pazienti risultati positivi al Covid-19 già ospedalizzati e che non possono rimanere al loro domicilio una volta dimessi” affermano i consiglieri comunali di “Fratelli d’Italia”, Mauro Tirabassi ed Elisabetta Bianchi, che osservano anche come “La Asl in tale fase ha chiesto ai sindaci l’individuazione della disponibilità di strutture, preliminarmente pubbliche e solo in mancanza e quindi in subordine private, da destinare a residenze dei post-covid, così realizzando una mappatura di edifici utile, in caso di progressione significativa del contagio, che per fortuna al momento è ancora contenuto, a far fronte a future esigenze.

“Ad oggi i pazienti post-covid hanno trovato ricovero in una struttura di proprietà della pubblica amministrazione (come è logico avvenga prima di rivolgersi a privati) e in tale struttura, dove peraltro non possono ovviamente accedere familiari proprio in ragione del pericolo di contagio, ci sono ancora posti disponibili per i pazienti della provincia. La struttura è poco distante da L’Aquila e dall’ Ospedale San Salvatore. Ed allora il sindaco Casini non ha riferito che: 1- La attuale situazione sanitaria provinciale, rispetto al pericolo paventato alla fine del mese di marzo, è tale per cui non necessitano alla ASL ulteriori strutture (che potranno essere casomai prese in considerazione in caso di incremento dei pazienti post-covid); 2- La scelta di collocarli nella attuale struttura vicino L’Aquila oltre che essere giustificata dalla capienza della stessa e dal fatto che trattasi di edificio pubblico, per il quale la ASL e la Protezione Civile nulla corrispondono, si trova a pochissimi minuti dall’Ospedale di L’Aquila che è Ospedale destinato ai pazienti Covid ed ha reparti specializzati per le malattie infettive; 3- Il sindaco Casini ha protestato allorquando nel nostro ospedale è stato ricoverato, solo momentaneamente, qualche paziente colpito dal coronavirus, ribadendo che l’Ospedale di Sulmona deve essere no-covid, cioè chiuso ai pazienti infetti; non si comprende pertanto come si possa poi pretendere di ospitare pazienti dimessi dall’ospedale dopo il contagio, ed in attesa di negativizzazione, in una struttura di Sulmona quando, in caso di loro aggravamento, non possono poi essere portati nel nostro presidio ospedaliero, ma ricoverati a L’Aquila, con i rischi dei ritardi dovuti al viaggio e con i problemi che sorgono per il trasporto di tali pazienti, che impongono l’utilizzo di costosi dispositivi di protezione individuale e sanificazione delle ambulanze; 4- Il sindaco Casini solleva la polemica sul mancato utilizzo di Villa Gioia, alla cui proprietà aveva forse ed ingiustificatamente dato assicurazioni al riguardo, senza chiarire che: a) si tratta di struttura privata che avrebbe avuto un costo per la collettività; b) si tratta di struttura privata, che sarebbe stata pagata con denaro pubblico. In questo caso occorreva procedere ad attività amministrativa di evidenza pubblica, onde consentire a qualsiasi soggetto privato di rispondere alla richiesta, e ciò non appare dalla lettura degli atti. Non si comprende pertanto tale preferenza ed il Sindaco Casini è chiamata a chiarirlo. Spiace che nella polemica inopportunamente trasformata, in un momento di grave emergenza sanitaria, in rivendicazione di natura territoriale, siano stati trascinati numerosi amministratori locali che a tali riunioni non hanno preso parte. Se il sindaco Casini, oramai in scadenza di mandato, tenta di riacquisire una perduta credibilità agli occhi della comunità sulmonese, che ha ricevuto solo danni da unapessima attività amministrativa dell’attuale primo cittadino, ha certamente errato nella mira”.

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