MARSIA IL MUSICO GAREGGIA CON APOLLO CHE VINCE E LO SCORTICA

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CRUENTO EPISODIO NELLA RASSEGNA OVIDIO’S PARADE A PESCARA

I° FEBBRAIO 2013 – Il settimo appuntamento del progetto OVIDIO’S PARADE, che il Gruppo Alhena, guidato da Anouscka Brodacz, sta realizzando mensilmente dal luglio scorso con temi delle Metamorfosi di Ovidio in appartamenti e case private a Pescara e dintorni, riguarda la contesa tra Apollo e Marsia (in alto: Jusepe de Ribera (Spagnoletto) Apollo e Marsia, olio su tela, 182×232, Napoli, Museo San Martino).

 La leggenda narra che Marsia, al seguito della dea Cibele, delizia con le sue melodie al flauto i contadini della Frigia, che, da parte loro e per… non sapere né leggere, né scrivere di musica, proclamano che nemmeno Apollo con la sua lira avrebbe saputo far di meglio. Neanche a dirlo, Apollo si precipita a confrontarsi, arbitre le Muse, che si dichiarano ugualmente deliziate dalle loro melodie (guai a prendere le parti di uno degli dei, la vendetta è stata sempre quasi immediata). Apollo aggiunge i tempi supplementari, ma alle sue regole e grida a Marsia: “ Ti sfido a fare col tuo strumento ciò che io farò con il mio: dovrai capovolgerlo e suonare e cantare al tempo stesso”.

Il flauto non si presta ad una simile esibizione e Marsia non può raccogliere la sfida. Con disinvoltura, Apollo rovescia la sua lira e canta inni così dolci, che le Muse non possono fare a meno di dichiararlo vincitore. E non basta, perchè spesso, come si sa e come dice Battiato, gli dei possono avere a noia la loro stessa felicità, al punto che Apollo prende Marsia e lo scortica vivo. Ovidio raggiunge estremi che con le nostre categorie chiameremmo di “verismo” nella descrizione di questo tremendo episodio, come del resto fa per la rappresentazione delle fasi di alcune battaglie: “Urlava e la pelle gli veniva strappata da tutto il corpo, e non era che un’unica piaga: il sangue stilla dappertutto, i muscoli restano allo scoperto, le vene pulsanti brillano senza più un filo d’epidermide; gli potresti contare i visceri che palpitano e le fibre translucide sul petto”. Marsia diventa fiume : “Il suolo fertile s’inzuppò delle lacrime che cadevano, e inzuppatosi le raccolse e le assorbì fin nel profondo delle proprie vene; poi le convertì in un corso d’acqua, e riversò quest’acqua all’aria aperta. Così quel fiume che da lì corre tra rive in declivio verso il mare ondoso, si chiama Marsia, il più limpido fiume della Frigia”.

 Da “Alhena” si sottolinea che: “Nella Nascita della tragedia Nietzsche individua il sileno come portatore della saggezza dionisiaca, ovvero del senso tragico dell’esistenza, celato dai greci stessi attraverso l’apollineo. Marsia sarebbe dunque una semplice pedina all’interno del contrasto superiore tra le due divinità che si fronteggiano, contrasto dalle radici molto profonde che va ben oltre la contesa musicale.

Le vittorie di Apollo sui satiri sono, storicamente, l’allegoria della sottomissione dei Beozia e Arcadia al culto solare della divinità greca ma nascondono un altro significato più universale riguardo alla materia del contendere: la Musica. Apollo, già provetto arciere e avvezzo all’uso della corda in tensione, aveva nella lira uno strumento formidabile, costruito di 7 corde, 7 come le note, naturalmente; 7 come le vocali del tardo alfabeto greco, come le sfere celesti o i colori dell’iride. Questo strumento mistico segna il dominio dell’accordo rispetto alla melodia prodotta dagli strumenti a fiato dei satiri: flauti di origine pastorale e popolana, derivati dalla canna con cui si conducono le greggi. L’armonia che domina e disciplina la melodia nasce con la sconfitta di Marsia. Non solo: il mito sancisce anche l’istituzione della Musica come astrazione umana superiore e Arte Autonoma; non più mimesi dei suoni della natura, ma propulsione creativa che trova in rapporti matematici esatti le fondamenta della sua bellezza”.

Nella sfida del 9 febbraio – si legge ancora nella presentazione – la Musica (Apollo/Globster) fronteggia la Danza (Marsia/Consuelo Rizzardo) massima espressione del dionisiaco per Nietzsche. Il Marsia che osò sfidare Apollo è sempre definito come pastore-musico, come satiro, come Sileno : tutte maschere dell’oscurità dionisiaca. Questa sfida evoca morte rituale e, altrettanto rituale, rinascita. Nasce così un percorso catartico capace di modificare lo stesso destino dell’uomo. Si traccia un cammino che gli uomini potranno scegliere d’intraprendere: è in tal senso che, storicamente, la metamorfosi inizia ad assumere il senso di cambiamento di stato che si realizza attraverso un processo d’iniziazione. In grazia di un rito e d’una musica parimenti sacra, l’uomo di tutte le epoche ha accettato d’affrontare le terribili prove dell’iniziazione per poter, infine, rinascere a nuova vita. Percorso che è danza cosmica, che incessantemente crea, distrugge e ricrea la vita”.

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