Marsicani generosi con i peligni, dai tempi di Ercole

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MA SULLA QUESTIONE DEL TRIBUNALE SONO STATI MAL RIPAGATI. RIFLESSIONI SU UNA CONFERENZA DI ROSANNA TUTERI

13 DICEMBRE 2013 – Se regali Sulmona ha ricevuto, non sono venuti dall’Aquila, ma dai marsicani:

da uno in particolare, cioè quel Peticio che ha addittura donato al tempio di Ercole Curino (per intenderci, “gli scavi di Ovidio”) la statua di Ercole in atteggiamento di riposo che è stata la star di una mostra a Roma al Palazzo delle Esposizioni venti anni fa perchè viene addirittura dalla scuola di Lisippo. Purissima arte che andò ad accrescere la dotazione di un tempio per mercanti, su una strada di comunicazione fondamentale per gli anni precedenti il Principato.

Ma questo ragguardevole componente della famiglia dei Peticii, in relazioni con Pompeo, non si limitò a donare la “madre di tutte le statue” finora rinvenuta in area peligna: un altro passaggio fondamentale per inquadrare quale fosse il rapporto con “Sulmo” è il “rilievo Dragonetti”, del quale oggi ha parlato la dott.ssa Rosanna Tuteri, funzionaria della Soprintendenza regionale per le Antichità, che ha confessato di essere stata mossa da curiosità dalla insolita presenza di un dromedario sulla scultura (la foto del bassorilievo è riprotata in “Notizie non fresche ma… di rilievo” nella sezione ARTE di questo sito). Campeggia sulla stessa fila di personaggi della famiglia Peticia, raffigurati in una sequenza storica che li fa apparire in gruppo, ma che probabilmente tra loro non si sono mai incontrati se non fra antenato e discendente più diretto.

Il dromedario si giustifica perchè il reticolo di collegamenti portava anche in terrecosì lontane che a solcarle potevano essere solo le “navi del deserto”. Se ne deduce che la Sulmo romana fu baciata dalla fortuna per la sua posizione strategica nell’ambito dei traffici di quel tempo. Ma fu baciata anche dalla generosità (magari verso i simboli divini e non verso gli incolae) dei Marsi, un po’ come è avvenuto di recente per la conservazione del tribunale: gli avezzanesi erano disposti a sottoscrivere un patto di belligeranza con i sulmonesi pur di salvare un tribunale per due, ma non hanno ottenuto la risposta che si sarebbero potuta aspettare quale ringraziamento per il cadeau di oltre venti secoli fa.