La Trinità, da 400 anni nell’acropoli pratolana

542

13 DICEMBRE 2013 – La Confraternita della Trinità di Pratola Peligna sta per raggiungere il traguardo del quarto secolo di vita e darà vita a grandi festeggiamenti nel giugno prossimo.

 

Se ne parla domani, sabato (presente il direttivo con Silvio Formichetti presidente, Gianluca Pace, Domenico Santacroce e Annalisa Palombizio) proprio nel cuore del cuore della cittadina peligna: in Via dentro la Terra n. 13, cioè a ridosso delle due chiese, quella della Trinità, appunto, e quella di San Pietro.

Occupano l’arce della Pratola di sempre, il punto più alto, quello che non si poteva conquistare senza aver conquistato prima tutto il resto. “Dentro la Terra” ha conservato i caratteri di luogo rigenerante delle tradizioni pratolane, ad incominciare dalle ostilità personali, dovute forse al troppo stretto contatto tra abitanti: vicina alle chiese che si contendono il fazzoletto della rocca (quasi) inaccessibile, una miriade di piccole case distanziate di poco più di due metri.

E’ impossibile non affacciarsi senza trovarsi a tu per tu con il vicino di casa. In un contesTo urbanistico del genere potevano prosperare organizzazioni malavitose. Oppure confraternite. La “Trinità” rappresenta il modo solidale di essere dei Pratolani. E’ stata una istituzione forte, si è scontrata anche in cause lunghe e spigolose con altre confraternite e con la stessa parrocchia dei preti. Nei secoli che furono l’alba della Confraternita si poteva creare una lite anche cambiando di poco il percorso della processione della Madonna della Libera nella prima domenica di maggio.

E non per niente anche in quei vicoli la statua deve passare, sfiorando i vasi di gerani sui balconi e gli archi tra una casa e l’altra. La solidarietà delle congregazioni settecentesche non è stata solo di facciata a Pratola; certo ha ispirato la forte solidarietà nel settore creditizio con la fondazione di casse di mutualità: più cospicua di tutte la “Cassa Rurale ed Artigiana”, oggi Banca di Credito Cooperativo, che forse direttamente discende dai vicoli di “dentro la Terra” e dalla necessità di guardarlo in faccia, il vicino. A due metri non si può far finta di guardare altrove.

Please follow and like us: