PARADOSSI DELLA TUTELA AMBIENTALE NEL CENTRO-ABRUZZO
26 LUGLIO 2014 – Il sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli, ha vietato la raccolta della frutta e degli ortaggi nel raggio di cinquecento metri dallo stabilimento della “Adria” dove due incendi in una settimana hanno provocato un inquinamento ambientale del quale finora non si conoscono le effettive conseguenze. La decisione è stata assunta alla luce dei risultati delle analisi dell’Arta. La Procura della Repubblica, dopo l’indagine per incendio doloso, sta indagando per l’ipotesi di disastro ambientale (nella immagine la mappa allegata all’ordinanza del sindaco: nel cerchio rosso sono comprese le aree nelle quali è vietata la raccolta di frutta e ortaggi).
Proprio perché diamo credito alla tesi dell’azienda (che, cioè, tutte le norme sono state rispettate per la prevenzione dei due incendi) riaffermiamo che questo tipo di industrie (sono industrie?) non doveva insediarsi nella Valle Peligna e non deve rimanere (v., tra gli altri interventi nella sezione NATURA di questo sito: “Sulla strada dell’Eldorado dei rifiuti”). Se, poi, si scoprirà che l’incendio è stato doloso, la conclusione non cambia, perchè centinaia di tonnellate di pneumatici non possono stare alla portata del primo mitomane o di qualsiasi malintenzionato.
L’esperienza del Consorzio per il Nucleo di sviluppo industriale a Sulmona ha rasentato l’autolesionismo ed è stata l’espressione di quanto l’autocrazia degli asseriti managers sia dannosa per la comunità e sia una distorsione del sistema democratico: si va a votare per l’elezione del consiglio di amministrazione dell’asilo Margherita e non si può sottoporre a valutazione del Consiglio comunale l’insediamento di una industria che è pericolosa per l’ambiente anche se rispetta tutti i parametri di sicurezza, magari perchè il Nucleo ha un piano regolatore che si gestisce da solo e il sindaco ha competenze per demolire una mansarda in un vicolo cieco senza poter immischiarsi nella costruzione di un capannone industriale.
Ora il discorso non si ferma al caso dell’area ove si trovavano i pneumatici, ma deve investire il Cogesa che ha attratto in Valle Peligna milioni di tonnellate di immondizia perfino dalla discarica di Malagrotta, per sollevare gli amministratori dei Comuni indolenti dalle conseguenze della loro inettitudine. E il discorso deve investire tutte le “industrie” simili, delle quali non conosciamo neppure l’effettiva collocazione. L’idiozia di chi afferma che da qualche parte questi rifiuti dovranno andare va combattuta con l’unico argomento di rende comprensibile ai più ottusi la specificità di questo territorio: cioè l’essere al centro esatto di tre parchi nazionali, nel contesto naturalistico più importante d’Europa, perché tra l’altro collegato ad un’ora di auto da Roma e a poco più da un aeroporto internazionale. Se volessimo fare umorismo, potremmo anche dire che si trova a 45 minuti da un altro aeroporto internazionale, quello dato da Berlusconi a Preturo di L’Aquila, ma sulla tutela ambientale abbiamo il diritto di dare il giusto peso alle velleità aquilane, cioè zero.
L’altra stupidaggine della opportunità che queste industrie offrono per l’occupazione va contrastata con i numeri degli occupati per questo tipo di “industrie”. L’Adria ha circa dieci dipendenti; il Cogesa non sappiamo se superi i quindici.
Ora è chiaro che solo chi non vuole intendere non capisce che il futuro di Sulmona è un altro; che si è esaurito anche il sistema per il quale il Consorzio per il Nucleo industriale, che prosperava per la differenza tra il prezzo pagato ai contadini per quelle terre espropriate e quello corrisposto dalle “industrie” che si collocavano sui frutteti migliori del centro-Abruzzo. Al Commissario del Parco Nazionale d’Abruzzo, che ha affermato che Sulmona può essere capitale dei Parchi (d’Abruzzo, della Majella e del Gran Sasso), il presidente del Parco Nazionale della Majella, Franco Iezzi, non ha neanche risposto (se lo ha fatto con un biglietto o con una stretta di mano non è affare che riguardi la politica e le prospettive dello sviluppo naturalistico) e continua a rifilare a Sulmona le pacchianate di “Perla Majella” con orsi finti davanti a chiese come San Francesco della Scarpa e a fasciare l’acquedotto medievale durante la Giostra. Il successore di Rossi, Carrara, dalla poltrona di Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, cioè della più autorevole postazione tra tutti i parchi nazionali d’Italia, non ha speso ancora una parola su questo progetto. Siamo ancora al livello che una proposta non viene raccolta perché non reca i marchi di casa propria?
Bene che vuole andare, le industrie che sono state scelte per Sulmona senza il parere dei Sulmonesi portano alle ordinanze di divieto della raccolta di ortaggi. Un Ministro per l’Ambiente farebbe qualcosa di più, se non fosse espressione delle larghe intese; ma per adesso qualcosa possono farla anche Franco Iezzi e Antonio Carrara: andare a casa.






