UNA PROCESSIONE DI TIR NEL MEZZO DI DUE PARCHI NAZIONALI
4 MAGGIO 2013 – E’ troppo tardi alle 10 per vedere passare i gruppi di motociclisti; stanno già sulle vie del Parco Nazionale.
Hanno un fascino pure loro, per quanto siano esaltati e talvolta invadenti. A Santa Brigida lungo la Strada statale, quando si è costretti ad aspettare il cambio di stagione dei pneumatici, più rinviato di quello dei vestiti, ci si può distrarre a guardare i Tir, soprattutto quelli napoletani, che hanno nomi originali e invocazioni più devote alla Madonna e che, per quanto stupisca le menti strutturate e conformistiche ammaliate dalla macroregione del Nord, sono quelli che hanno maggior savoir faire con i ciclisti. Chissà se per effettivo civismo o per evitare di perdere tempo in incidenti, si spostano al centro della carreggiata, calcolando il risucchio d’aria. Quelli della piana del Sele hanno i lati ricoperti di gigantografie di frutta, sono delle opere d’arte (si veda : “La breve estate della strada reale degli Appennini” nella sezione ALBUM di questo sito).
Com’era verde la mia valle
Ma in questo sabato di decantata crisi, c’è qualcosa di sinistro nel traffico della SS 17. Non fanno altro che passare camion e “bilichi” che portano rifiuti: da L’Aquila, da Roma, da Teramo, tutti convergono all’impianto di trasformazione di Noce Mattei, lungo la strada tra Sulmona e Pacentro. Qualcuno si ferma ad un’area di servizio, l’odore arriva a decine di metri. Sembra che questa piana di ortaggi sia diventata l’Eldorado dei rifiuti. E l’aspetto paradossale sta nell’obbligo che ci viene assegnato di congratularci con questa fonte di reddito. Risale a una decina di giorni fa l’”osanna” del presidente dell’impianto per sottolineare che, così, funziona tutto a regime; che non ci sono tempi inutilizzati e che, quindi, pagheremo di meno il conferimento di rifiuti nostrani.
Rifiuti da centinaia di chilometri: tutti nel nostro giardino?
E’ una processione, peggiore di quella dei bruchi repellenti che si avviano verso i pini e li avvolgono di veli bianchi. Incedono con la stessa, meccanica certezza dei ritmi e dei risultati; un attentato allo splendore di una Valle, in nome di esigenze di occupazione e di bilancio che, guarda caso, nessuno altrove si vuole accollare. Ci si chiederà come mai tra un Parco Nazionale della Majella e un Parco Nazionale d’Abruzzo debba lavorare a ritmo incalzante, fino ad arrivare alla saturazione dei cicli, un impianto che, per quanto possa trasformare i rifiuti, ci pasticcia per un po’. Neanche fosse una centrale di quelle, per esempio, decantate in Germania o quello stesso portento di Brescia. Perchè mai un Tir debba coprire centinaia di chilometri per un carico è domanda alla quale nessuno risponde, se non per giustificare l’emergenza.
Qualcosa non va in chi ha amministrato questa Valle stupenda; qualcosa non va in chi dovrebbe avvertire la pubblica opinione. Lo spettacolo di questa processione sorda e lugubre è di per sé un attentato al turismo, allo sviluppo delle risorse naturalistiche. Questo è il vero atto di accusa che non si può nascondere perchè sulla strada, almeno lì, non valgono le ipocrisie e le contorsioni per giustificare l’ingiustificabile.






