NELLA CHIESA DEL SANTO DI ASSISI TRA I VOLTI DEGLI AFFRESCHI RITROVATI CHE ASCOLTANO IL VESCOVO

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Un affresco sulla navata sinistra di San Francesco della Scarpa

SUGGESTIONI NUOVE DOPO APPENA OTTOCENTO ANNI

8 aprile 2018 – Parlare ai fedeli nella chiesa di San Francesco vuol dire sottoporre le parole all’esame di una schiera di santi e di personaggi della cristianità che altrove è difficile trovare: dagli angoli riscoperti in recenti lavori di restauro si scorgono le storie del santo poverello descritte con tratti di sorprendente purezza artistica.

Questo fu il luogo della congiunzione siderale che consentì alla città di avere un ruolo centrale nella penisola di allora, ottocento anni fa; e qui, perciò, venne Celestino V a vedere da vicino la ricchezza e la sua corruzione, sulla scia della conversione spirituale dell’occidente opulento. Dimenticati per secoli dietro stucchi che servivano a lenire le ferite del terremoto, i visi dei compagni di Francesco d’Assisi e dei prelati che accolsero la donazione spirituale del figlio del ricco mercante restano quasi indifferenti alle vicende del presente perché guardano altrove e i loro profili oblunghi scrutano altri scenari, ma sembra tendano l’orecchio a sperimentare quello che di nuovo si dice dopo tanto tempo, dopo tanti terremoti e guerre e carestie.

Se un’eco si potesse formare alle parole di un vescovo che parla in San Francesco, come oggi ha parlato Michele Fusco appena arrivato con il suo pastorale in linea con la modestia delle forme francescane, si potrebbe immaginare che venga dalle bocche semi-aperte, che forse servivano a sottolineare lo stupore di trovarsi in presenza degli eventi straordinari della iconografia ufficiale, ma potrebbero anche servire oggi a rappresentare i santi di ieri nello stupore per la permanenza, nonostante tutto (i terremoti, le guerre, le carestie, ma anche un benessere compiaciuto) di una fede nel soprannaturale, come quella che si richiede all’apostolo Tommaso nelle pagine del vangelo di oggi.

E altre nicchie con immagini della comunità dei santi forse nascondono, sotto stucchi non ancora rimossi, i cicli della narrazione riprendendo spunti dal primo biografo di Francesco, Tommaso da Celano: una platea estesa di ascoltatori, a dimensione quasi naturale e ad altezza reale, che si uniscono in giornate come questa alla gente del terzo millennio mentre accoglie il suo vescovo, come la leggenda vuole si fosse confuso Dante Alighieri tra gli spettatori della incoronazione di Celestino V a Collemaggio.

Sembra una bibbia per poveri fatta a metà di affreschi e a metà di carne viva, il ponte per unire le epoche della cristianità, quando per la prima volta un papa si chiama Francesco.

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