NESSUNO TOCCHI I CANTIERI DELL’ IMMAGINARIO

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L’AQUILA NON CONSENTIRA’ RIDUZIONI DEI FINANZIAMENTI, NEANCHE PER IL CORONAVIRUS – NON E’ GIUNTO IL MOMENTO DI SOSPENDERE LA RICOSTRUZIONE NEL CAPOLUOGO? BASTA UN DECRETO IN GAZZETTA

30 MARZO 2020 – Non aveva finito “Giuseppi” Conte di annunciare che tutti gli italiani dovevano stare a casa e che tutte le attività non essenziali dovevano rimanere sospese, che il sindaco dell’Aquila ha proclamato che la ricostruzione a L’Aquila non deve fermarsi. Anzi, pretendeva una deroga espressa, perché forse secondo lui nei cantieri aquilani, e solo in quelli, il coronavirus non è contagioso. Per conformismo e pusillanimità (visto che dall’Aquila si sbandierano sempre i morti del terremoto per pretendere i soldi della ricostruzione) nessuno ha risposto. Per decenza, gli anticonformisti e i non pusillanimi, cioè quelli che hanno già detto che questa storia della ricostruzione a ogni costo deve finire, non hanno fatto una pernacchia al sindaco che si pone al di sopra del presidente del consiglio o, almeno, a pari dei decreti del presidente del consiglio dei quali pretende di formulare una interpretazione autentica.

Ma è di oggi l’altro intervento, con il quale Biondi intrattiene il TG3, sempre ospitale per questo tipo di velleità e sempre taciturno sui fatti di cronaca più rilevanti: occorre considerare “Restart”, cioè una specie di flusso continuo per le manifestazioni artistiche dell’Aquila. Che non rimanga secco, come tutte le fontanelle della canzoncella: occorre finanziare, per esempio, i “Cantieri dell’immaginario”, altrimenti si rischia di perdere la prossima edizione. Ogni contributo dello Stato non sia sostitutivo, ma integrativo di quelli già decisi: dopo essersi ingozzati dei finanziamenti decennali, gli aquilani vogliono i finanziamenti aggiuntivi.

Cioè: in un Paese dove va a carte quarantotto pure il campionato di calcio di serie A; in un pianeta nel quale si rinviano le Olimpiadi, a L’Aquila si debbono tenere i cantieri dell’immaginario. In un Paese nel quale il Governo non fa in tempo ad annunciare l’erogazione di 400 milioni di euro per i disperati che non sanno cosa mangiare e già i Comuni si litigano le provvidenze, a L’Aquila non si deve toccare, anzi si deve incrementare, la dotazione per ritinteggiare gli angioletti barocchi nelle chiese del centro e foranee.

Ci sarà qualcuno, che sia Giuseppi Conte, oppure un qualsiasi ministro, che firmi un decreto semplice semplice: “Da oggi e fino a completa eradicazione della pandemia del coronavirus, comprese le eventuali epidemie di ritorno e, quindi, almeno per i prossimi cento anni secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono sospese tutte le erogazioni per la ricostruzione dal terremoto dell’Aquila; ogni violazione del presente decreto, commessa da privati o enti pubblici determinerà la ripetizione dei fondi già erogati e la demolizione di ogni new town costruita e abbandonata dagli aquilani; il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale

Postilla al decreto: agli aquilani che si presenteranno sventolando il significato di “ripetizione” dei fondi già erogati, come “altra esecuzione motivata dalla ricerca di un risultato prima non conseguito oppure non ritenuto sufficiente”, riportato dal Devoto-Olj, il Prefetto è tenuto a leggere la quinta accezione del termine, quindi “richiesta di restituzione di una cosa”, come è riportato dallo stesso Devoto-Olj che annota che questo si ha nel linguaggio giuridico. In alternativa, il Prefetto riferirà della condotta degli iscritti alle vecchie sezioni del PCI per il caso di equivoci grossolani, come riportato su Il Candido di Guareschi”.

Una vignetta del “Candido”
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