3 MARZO 2012 – Prenderanno l’avvìo nella primavera imminente le celebrazioni per i 90 anni del Parco Nazionale d’Abruzzo, adesso anche del Lazio e del Molise.
Sono in calendario un premio di letteratura, riservato a giovani scrittori su temi che riguardano il Parco e, a maggio, un convegno internazionale sulla storia dei Parchi.
Fu un decreto del 1923 a costituire il “Parco Nazionale d’Abruzzo”, avveniristica idea per la tutela della natura quando lo stress dell’inurbamento e dell’ inquinamento era solo raccontato, in queste contrade, dai viaggiatori inglesi angariati per le manifatture di Liverpool e i miasmi che ne derivavano, come fu per Anna Mc Donnel (autrice del bellissimo “Negli Abruzzi”) sui primi anni del decennio precedente. L’essenza del Parco fu una “summa” di esperienze, ma anche di documentazione che ha avuto pochi precedenti in Europa e quasi tutti nei Paesi nordici, per intensità e rigore di ricerca e classificazione .
L’impegno di Franco Tassi
Il Parco, come ha tentato sempre di dimostrare Franco Tassi, non è soltanto l’Orso marsicano e guai se tutto dovesse ruotare attorno alla protezione di un solo animale. Per usare termini poetici, ma vaghi, il Parco è un “altrove” che bisogna coltivare nell’anima. Ma per rimanere al concreto, è un ecosistema che ha bisogno di continua attenzione: e purtroppo, di dolorose rinunce per un certo tipo di sviluppo facile. Prova ne era la battaglia che l’Ente intraprese contro tutti gli abusi sul territorio, con iniziative giudiziarie che allora erano ritenute eccessive e che oggi farebbero parte dell’ovvio.
Una mano da Dacia Maraini
Da un decennio l’avventura del Parco ha avuto la fortuna di accostarsi alla immagine di Dacia Maraini, che ha mosso su questo tema e in queste cittadelle quello che non può cessare con la morte di un orso o di un lupo: cioè la cultura del convivere con la natura. La grande vitalità del messaggio degli “esseri” che popolano le montagne del Parco traspare anche nel suo ultimo libro “La grande festa”, che della morte affronta i drammi più angosciosi: per esempio nella descrizione di una volpe: “Deve essere vero che le volpi hanno questa facilità di mimetizzarsi con l’essere umano, anche se non sono addomesticabili. Un giorno di settembre, nella mia casa di Pescasseroli ho sorpreso una volpe seduta su una sedia davanti alla tavola appena apparecchiata. Sembrava pacificamente aspettare di servirsi di qualche ghiotta pietanza. Appena mi sono avvicinata è scappata via. Ma ciò non toglie che sia rimasta lì tranquilla, mentre noi riposavamo, a fingersi una persona seduta a tavola per cenare. L’avevamo osservata nascosti dietro una finestra”.
Ed è stato di certo un valore aggiunto per il Parco l’invito di Dacia Maraini a personaggi famosi (ma collaborando anche con persone sconosciute) per allestire i lavori che ruotano sui temi perenni della natura.
Sulle esperienze culturali nel Parco e il richiamo a temi di Publio Ovidio Nasone, su questo sito il video “Io e Argo” e l’articolo “L’avventura dell’infelice Io nel Parco Nazionale” nella sezione dedicata al poeta sulmonese.






