Quell’aiutino alla fama di Cesare da un press-agent peligno

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15 MARZO 2012 – Giulio Cesare fu il primo dei capi romani a farsi ritrarre sulle monete. Fu quello che in assoluto, senza sconfinare nella follia di alcuni imperatori, curò la sua immagine con una premura che forse ha paragoni solo con una organizzazione delle masse per così dire “moderna”.

“Divulgare le fattezze del principe significava replicare mille e mille volte il potere che da quell’uomo si trasmetteva al popolo: ricordare ai sudditi chi era al vertice di Roma” ha osservato la dott.ssa Rosanna Tuteri nella conversazione di oggi alla “Università della libera età”, sul tema : “Immagine e potere”.

In sostanza, lo scettro del potere non veniva più abbinato al principe solo nelle cerimonie usuali e ben circoscritte, seppure curate nei minimi particolari per accrescerne l’effetto; la scelta di stare al centro dei traffici, della vita quotidiana, attraverso lo scambio del titolo più importante della vita economica, il soldo, era ben precisa e non equivocabile. Non per niente la parabola riferisce di un Gesù Cristo che, invitando a guardare l’effige della moneta, pronuncia un principio fondamentale del rapporto tra Stato e suddito: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. E’ stata una rivoluzione mediatica, quindi, quella effige impressa sulle monete: e a tale svolta ha partecipato direttamente un peligno, quel Mussidio Longo che quasi certamente apparteneva ad una famiglia di origine di Pettorano sul Gizio, come pure ha riferito la dott.ssa Tuteri, funzionario alla Soprintendenza per le Antichità di Chieti.

Non si sa se la potenza e la ricchezza di Mussidio siano state proporzionate al potere accumulato da Caio Giulio Cesare; è certo che egli ha contribuito alla affermazione dell’”imago” del romano più famoso al mondo, sulla tomba del quale ancora oggi qualcuno depone fiori il 13 luglio e che tutti gli Stati più potenti richiamano come esempio, anche nella terminologia (nella lontana Russia “zar” pare provenga dalla abbreviazione di Cesar).