Forse tra i nigeriani un nuovo gruppo consiliare

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PARADOSSALI ESITI PER L’OSPITALITA’ NELLA EX SEDE DEMOCRISTIANA

11 MAGGIO 2015 – Luogo migliore per accogliere i profughi nigeriani non poteva essere scelto se non nella sede della Democrazia Cristiana, in Corso Ovidio.

Echeggiano ancora gli interventi di Andrea Iannamorelli e Armando Sinibaldi ai tempi della scelta dei modi per far rimanere sul filo del rasoio la giunta di Paolo Di Bartolomeo; e la fatwa dell’on. Di Giannatonio contro Franco La Civita, che portò all’espulsione del gaspariano, poi accolto tra gli onori che per l’ ultima volta erano stati tributati a Giulio Cesare. Se per un attimo si sospende il respiro, si sente ancora il sibilo di Giuseppe Bolino contro tutta la marmaglia che gli remava contro quando cercava di costruire il nuovo ospedale di Sulmona (un’ala, per la verità, ma era sufficiente a far volare tutti i motori della sanità circondariale).

Se, come ci diceva Mario Marcone, le pareti conservano le voci di chi le ha abitate e ci invitava a sentire quelle che si replicavano nel Palazzo Mazara, i profughi nigeriani hanno un futuro per passare direttamente all’aula consiliare di Palazzo San Francesco: ma non per fare le occupazioni pur sacrosante per il punto-nascite, quanto proprio per il confronto dialettico, previa costituzione di un gruppo consiliare. Vivendo nella oggettiva difficoltà della condizione errante, saranno in grado di evitare le inconcludenze dei dibattiti costellati della “misura in cui…” e della “progettualità ideale…”, delle “convergenze parallele” e di tutte le espressioni che hanno appestato la politica democristiana fino a quando non si sono trasferite nel Pd e scoprono una seconda giovinezza, supportate da gambe più giovani e cortecce cerebrali più dure (e come se dure…).

Chissà che gli sbarchi non servano a rinnovare la politica sulmonese e chissà che non si possa realizzare quello che sosteneva Platone nella “Settima lettera” scritta da Vintilia Horia: che, cioè, gli stranieri sono mandati dagli dei per vedere chi siano i giusti nella società, perché agli stranieri tutti si mostrano senza gli orpelli delle relazioni sociali.