SCONCERTANTE ESCLUSIONE DI SULMONA DAI POLI DI ATTRAZIONE NELLA GIUNTA DEL 14 APRILE. MA RENZI PER L’ABRUZZO CERCA SOSTITTUTI DI D’ALFONSO, PEZZOPANE, CIALENTE E LEGNINI
11 MAGGIO 2015 – La Giunta Regionale, con delibera n. 290 del 14 Aprile 2015, di concerto con il Dipartimento per lo Sviluppo Economico, ha sancito il declassamento di Sulmona da Polo di Attrazione ad Area Intermedia come si può verificare consultando a pagina 33 il “Rapporto di Istruttoria per la selezione delle Aree Interne nella Regione Abruzzo”.
Sulmona viene declassata nonostante abbia tutti i requisiti per essere Polo di attrazione. Il declassamento comporterà un progressivo depauperamento dei servizi essenziali (della sanità della scuola e dei trasporti).
La classificazione, sancita dalla Regione, prevede 3 Poli nella Provincia di Teramo (Teramo, Giulianova e il Polo Intercomunale Atri Pineto Silvi), 2 Poli in Provincia dell’Aquila (L’Aquila e Avezzano) 1 Polo in Provincia di Pescara e 1 Polo in Provincia di Chieti.
La Regione Abruzzo ha localizzato tutti e 7 i Poli nella metà settentrionale del territorio abruzzese e nessun polo nella metà meridionale con una concentrazione di 3 Poli in Provincia di Teramo determinando la seguenti sperequazioni:
– la provincia dell’Aquila ha solo 2 Poli di Attrazione nonostante che, rispetto alla provincia di Teramo, abbia grosso modo la stessa popolazione e una superficie due volte e mezzo più estesa;
– la provincia di Chieti ha 1 solo Polo di Attrazione nonostante che, rispetto alla provincia di Teramo, abbia una popolazione del 25% più numerosa e una superficie una volta e mezzo più estesa.
Nella stessa delibera la Giunta regionale esclude i piccoli comuni della Valle Peligna e della Valle del Sagittario dal progetto per le Macro Aree Interne che ne prevede 4 (BassoSangro-Trigno, Val Fino-Vestina, Gran Sasso-Valle Subequana e Valle Roveto-Valle del Giovenco).
Il progetto per le Macro Aree interne punta alla valorizzazione delle risorse esistenti nelle aree formate da piccoli comuni svantaggiati e crea le condizioni per l’innesco di un processo di sviluppo.
L’esclusione avviene nonostante che la Macro Area Valle Peligna-Valle del Sagittario sia più svantaggiata rispetto a quella della Valle Roveto-Valle del Giovenco sulla base dei dati comunali resi disponibili dal Dipartimento dello Sviluppo economico (DPS) con riferimento ai dati demografici, morfologici ed ambientali.
L’esclusione impedirà l’ assegnazione di risorse che sarebbero servite per la tutela del territorio e delle comunità locali e per la valorizzazione delle risorse naturali, culturali e turistiche, misure necessarie per innescare lo sviluppo.
Continuano, dunque, i colpi di badile del presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, sul territorio del centro-Abruzzo. L’arroganza che ha caratterizzato il suo intervento al Comune di Sulmona tre settimane fa faceva ben prevedere che il “governatore” non aveva né voglia, né convenienza a trattare dei problemi del riequilibrio del territorio. La logica alla quale risponde questo presidente è quella strettamente aritmetica che considera il numero di voti espressi da zone ormai quasi desertiche e private degli essenziali motori di sviluppo.
Un uomo di governo abruzzese dovrebbe guardare ai danni che una regione squilibrata continuerà a determinare nel futuro; lo dovrebbe fare nell’interesse degli abruzzesi, non tanto nell’interesse dei sulmonesi. Con queste decisioni D’Alfonso ha manifestato il suo totale disinteresse al dialogo con le popolazioni del centro-Abruzzo; semmai c’è da chiedersi perché gli allocchi continuino a cercarlo e a farlo parlare anche su argomenti di essenziale importanza, come i collegamenti ferroviari, quelli autostradali, le tematiche industriali. D’Alfonso è quello che voleva e vuole rifilare un cementificio a Bussi Officine, come se non bastassero i veleni prodotti nelle Gole del Pescara; è quello che vuole evitare Sulmona dal collegamento ferroviario L’Aquila-Pescara facendo deviare i treni a Pratola; è quello che punta sul completamento della fondovalle Sangro, opera incompiuta perchè inutile già quaranta anni fa, ma utile anche oggi a tagliare la Valle Peligna dai collegamenti tra Napoli e l’Adriatico e perciò da lui riproposta con il sopralluogo del presidente dell’Anas nell’estate scorsa.
C’è da chiedersi perché Luciano D’Alfonso, che sta sventrando questo territorio più degli Aquilani (artefici dello scippo a Sulmona dei benefici del cratere sismico, con la perimetrazione di una “enclave” tra Bugnara e Popoli affinchè i finanziamenti alle opere d’arte sorvolassero il capoluogo peligno), debba ancora essere considerato un politico giusto, un punto di riferimento delle richieste e delle aspirazioni della Valle Peligna. Gli allocchi che lo hanno votato sapevano bene (perché lo aveva detto a Raiano nel novembre 2013) che avrebbe assegnato a Sulmona il ruolo di città di ristoranti (a L’Aquila il teatro e gli uffici, a Pescara le industrie, e poi qualche altra supercazzola qua e là). Gli allocchi che hanno votato un suo uomo, come Andrea Gerosolimo (che aspetta accovacciato e scodinzolante di diventare assessore e perciò non si fa neppure vedere quando si tratta di contestare questo nuovo Attila in Valle Peligna) sapevano che non avrebbe contato niente; ma lo hanno votato perché proposto da Franco La Civita, che non per nulla è diventato poliglotta su queste spoliazioni alla città e infatti tace in sette lingue. Ora tutti questi personaggi e gli allocchi che li votano li conosciamo bene. Resta da capire perché si innamorino di Luciano D’Alfonso i duri e puri che organizzano l’occupazione della sala consiliare e si prendono dal “governatore” i pesci in faccia; e pendono dalle sue labbra per convincerci che se a volte molla solo ceffoni e non pesci in faccia è un buon segno, si può tornare a sperare.
E’ il momento che chi ha votato Gerosolimo e D’Alfonso si faccia avanti e, anziché sperare nella crescita culturale ed economica della città, o almeno nella conservazione delle ferrovie e delle strade, realizzi l’ipotesi progettuale del “governatore” e vada al ristorante: ma a fare il cameriere, mica a sfogliare i menù.
Eppure basterebbe poco per capire che D’Alfonso con il Pd abruzzese va di traverso a Renzi, che infatti non si è neppure degnato di telefonargli l’anno scorso dopo il trionfo di cartone riportato alle elezioni e che nè lo riceve, nè viene a trovare lui e gli altri attrezzi del Pd regionale, come Pezzopane, Cialente e Legnini (quest’ultimo ha capito benissimo quale aria tira e quindi seguita, da vice-presidente del Csm, a battersi il collegio elettorale perchè sa che, altrimenti, scaduto dalla carica, andrà sulle panchine del parco). Basterebbe poco per capire che sono tutti in scadenza e sono “da consumarsi preferibilmente entro il…”.
Se fossimo uomini del Pd, avremmo realizzato da un pezzo che Renzi va cercando altre persone per l’Abruzzo e non può farle venire da Firenze o da Salerno; suvvìa un po’ di animo, non ci vuole molto a sostituirsi a Paolucci. A che punto di disistima di sè arriva un iscritto al Pd che pensa di non avere la meglio in un confronto televisivo con Paolucci senza giornalisti del TG3 che si genuflettono nelle interviste all’assessore alla sanità?
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