UN RINVIO CI STA A FAGIOLO

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RIUNIONE ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO PER IL GASDOTTO SULMONA-FOLIGNO

10 MAGGIO 2022 – Potrebbero essere giorni decisivi per la salvaguardia ecologica del territorio. Il sindaco Gianfranco Di Piero ha chiesto che venga rinviata la conferenza, prevista per oggi alla Presidenza del Consiglio, per la costruzione della centrale di spinta del gas, progettata per la zona di “Case Pente”; il Tar deciderà giovedì il ricorso dei Comitati per l’Ambiente. Questi ultimi hanno espresso tutto il loro sdegno per l’ennesima speculazione che i colossi della vendita del gas stanno allestendo sulla guerra in Ucraina. Sembra che anche la contrapposizione tra la Russia e una parte dell’Europa, in merito alle forniture del gas, si debba tradurre nella accelerazione dei lavori per la centrale di spinta. Ma è vero proprio il contrario: la contrazione che necessariamente, almeno per il breve periodo, sarà determinata dai marosi geopolitici mostrerà con maggiore evidenza che i metanodotti in Italia sono già più che sufficienti per soddisfare il fabbisogno di gas. Ed è anche vero che gran parte della rete metanifera italiana serve ai colossi della vendita del gas a trasportare la materia prima in altri Paesi. Per questo i “Comitati” ironizzano chiamando “fossili” non già le fonti di energia, quanto “quei soggetti multinazionali italiani che fino ad oggi hanno avuto stretti rapporti con il colosso energetico russo Gazprom”.

Domani, dunque, la presidenza del Consiglio dei Ministri terrà la riunione tra i vari protagonisti per “decidere il via libera al gasdotto Sulmona-Foligno”; in questo senso dànno l’allarme i “Comitati”. Quanto all’altro impegno, cioè il ricorso giurisdizionale, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il Ministero della Transizione Ecologica (avversario dei “Comitati”), ha chiesto un rinvio perché il I° aprile un attacco ai sistemi informatici avrebbe impedito di produrre la necessaria documentazione. A margine di questa curiosa richiesta (che si traduce in un danno per le ragioni della parte ricorrente, cioè per tutti i cittadini che si riconoscono nella battaglia dei “Comitati”) va osservato come ad una qualsiasi parte privata non è mai consentito di chiedere rinvii che non siano basati su strettissime ragioni cogenti (se l’avvocato dei “Comitati” avesse formulato una richiesta del genere, sarebbe stato invitato a cambiare sistema informatico). E, dunque, non si vede perché gli interessi rappresentati da Comitati, dunque soggetti diversi da enti pubblici e dalla stessa amministrazione dello Stato, debbano inchinarsi di fronte al malfunzionamento dei sistemi informatici dell’avversario. A meno che dalla Russia, insieme al gas, non vengano politiche… innovative, compreso l’asservimento della magistratura alla ragione di Stato (prima) e a quella degli oligarchi (dopo), come ha raccontato con puntuali reportage la giornalista Anna Politkovskaia (“La Russia di Putin”, “Diario russo”, “Per questo”, tutti editi da Adelphi) prima di essere uccisa nel 2006.

Sull’altro fronte, quello della riunione presso la Presidenza del Consiglio di domani, si invoca, invece, proprio un rinvio, in quanto manca lo studio sul rischio sismico della zona di Case Pente (e della Valle Peligna in generale). Dovrebbe essere fornito dall’Istituto di Geofisica e Vulcanologia, su commissione del Ministero dello Sviluppo economico. Gianfranco Di Piero da Palazzo San Francesco ha già detto che, qualora si andrà avanti senza tale studio, tutte le conseguenti deliberazioni saranno ritenute illegittime; e, dunque, ha lasciato intendere che si opporrà nelle dovute sedi giudiziarie.

Il Sindaco potrebbe anche dire che, per il malfunzionamento dei sistemi informatici del Comune, non è in grado di fornire la documentazione dalla quale si evince, per esempio, che Sulmona e la sua zona sono considerate al massimo grado di sismicità (il che è vero); oppure che nel sito di Case Pente stanno per essere intrapresi i lavori di scavo per riportare alla luce un complesso monumentale di epoca italica (il che è vero), come hanno prospettato i 5Stelle al ministro Franceschini con una interrogazione. E la Presidenza del Consiglio dovrà aspettare fino a quando la documentazione non si ritrova.

O c’è qualcosa di asimmetrico tra la richiesta dell’Avvocatura dello Stato davanti al TAR e quella di un sindaco. E in base a quale criterio qualitativo o quantitativo?