L’IDEA DI UNA RICONVERSIONE DELL’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE FUORI DI PORTA ROMANA
9 MARZO 2023 – Un autentico polo di archeologia industriale: è quello che si può ricavare appena fuori Porta Romana, dove rimangono sostanzialmente intatti gli insediamenti dei secoli scorsi, in attesa di una bonifica profonda e di una riconversione per fini anche turistici. Ma non solo turistici. E’ lo spazio della antica cartiera dell’Annunziata, che dà il nome al piazzale antistante la caserma dei Vigili del fuoco, con il complesso che non è più finalizzato allo sfruttamento del “salto” del Gizio per i molteplici usi energetici. Non c’è più neanche il mattatoio (nella foto del titolo con i sinistri ganci), esempio di razionale disposizione di spazi e attrezzature dell’inizio del Novecento. E sono rimasti i locali che sotto il profilo architettonico emanano ancora una suggestione intatta, a guardarli con la prospettiva di un recupero neanche troppo invasivo.
Ma tutto intorno c’è la presenza dell’acqua e dei suoi rumori, dal tonfo della cascata alle scolature dei canali pieni di crepe, allo zampillo del lavatoio, ormai anch’esso parte integrante dell’archeologia e circondato da una serie di “maschere”, secche eppure ripristinabili o di pozzi dove si abbeveravano asini e cavalli. Tutto, inesorabilmente, lasciato all’abbandono e, quindi, tendente al verde diffuso dei muschi, ma suscettibile di un leggero tocco manutentivo per ricordare un angolo di medioevo, perfettamente in linea con la vicina chiesa di Santa Maria di Roncisvalle e vicino anche al casello sulla ferrovia Sulmona-Carpinone che potrebbe fungere da stazione di partenza e di arrivo per turismo colto e consapevole.
E’ il contrappunto esatto dello sviluppo edilizio a est della città, quindi urbanisticamente un autentico tesoro. Basterebbe un progetto; e, anche senza PNRR, si potrebbero trovare risorse, evocando magari le “gelide acque” dello struggente ricordo ovidiano.









