ALLA NATIONAL GALLERY “Metamorphosis: Titian 2012”
7 AGOSTO 2012 – Fino al 23 settembre Ovidio e Tiziano si incontrano a Londra, alla National Gallery, e raccontano dei miti immortali delle Metamorfosi, nella mostra che prende proprio il nome del capolavoro del Sulmonese. I quattordici libri di evocazioni fantastiche e incorruttibili (nella foto del titolo: “Il ratto di Europa” del Tiziano e ovviamente il toro è Giove sotto mentite spoglie), il lungo percorso di Publio Ovidio Nasone nella stupenda sequenza di intrecci tra difetti ed eroismi dei suoi personaggi (e, quindi, dei personaggi di tutta la Storia antica) sono stati celebrati nell’arte figurativa senza interruzioni, senza cadute di stile.
Si noti il muso del toro. E si tenga presente del verso di Ovidio (libro secondo): “Niente di minaccioso nella fronte, e lo sguardo non mette paura. Un muso tutto pace“, tanto che “La figlia di Agenore lo guarda meravigliato: è così bello, non ha affatto un’aria battagliera. Dapprima, però, anche se è tanto mansueto, ha timore a toccarlo. Poi gli si accosta e gli tende dei fiori verso il candido muso. Gode l’innamorato, e, in attesa del piacere sognato, le bacia le mani. E ormai a stento, a stento rinvia il resto, ed ora giocoso le saltella attorno sull’erba verde, ora distende il fianco color di neve sulla rena bionda. E dissipata a poco a poco la paura, ora le offre il petto perchè lo palpi con la sua mano virginea, ora le corna perchè le inviluppi di ghirlande appena intrecciate.” Il fatto è che “A un certo punto la figlia del re si azzarda a sedersi sul dorso del toro, senza sospettare di chi sia in verità. Allora il dio, allontanandosi con fare indifferente dalla terra e dalla spiaggia asciutta, comincia a imprimere le sue false orme sulla battigia, poi va più avanti, poi si porta la preda sull’acqua in mezzo al mare. Lei è piena di spavento, e si volge a guardare la riva ormai lontana. La destra stringe un corno, la sinistra è poggiata sulla groppa. Tremolando le vesti si gonfiano alla brezza“.
Solo di recente i soggetti di Ovidio vengono presi a prestito anche per operette miopi; ma la grandezza dei racconti, finanche i particolari che denotano il genio, rimangono nei settori alti di questa stupenda antologia, presa quale esempio irraggiungibile anche nel mondo arabo e in quello orientale. “Tiziano traduceva in colori i versi di Ovidio” scrive Alessandro Scafi su “Il Sole 24 ore” di domenica scorsa, presentando la mostra londinese.
Davvero Ovidio con le sue “Metamorfosi” ha cercato un contatto con il mito fondante di una civiltà, non solo con le favole e con il gusto delle classi dominanti di veder celebrato la loro ambiziosa creazione. (Nella immagine in basso: “Venere allo specchio” di Tiziano, sul motivo delle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone)
Null’altro da aggiungere: solo che per Londra c’è un volo diretto da Pescara.







