26 NOVEMBRE 2011 – Ognuno può avvicinare l’arte e la letteratura alle ideologie. A nostro avviso limita la creatività, la circoscrive: quindi non compie un atto culturale. A non dire, poi, che alcune ideologie annullano proprio il fenomeno culturale, oppure lo avversano fin quando possono, come sempre hanno fatto i comunisti, per esempio.
Mettere un avambraccio con un pugno chiuso sotto il mento di Ovidio non ha proprio il senso di rispettare il personaggio. Forse quel pugno chiuso che “Sulmonacinema” ha scelto quest’anno come simbolo dell’edizione della rassegna ha un fascino troppo irresistibile; ma fare cultura a cazzotti non significa mettersi sulla scia di Ovidio, che dell’eleganza era maestro, della soavità era compìto sacerdote anche quando si disperava sulle sponde del Mar Nero.
Si dirà che la statua del Ferrari in Piazza XX Settembre riprende un Nasone in atteggiamento meditabondo, con il mento appoggiato alla mano chiusa. Sì, ma c’è una differenza rispetto all’immagine assunta come logo: tra le dita c’è uno “strumento” che ha poco a che fare con le lotte continue. C’è lo stilo, con il quale il Sulmonese ha creato i suoi capolavori. E questa operazione culturale andava rispettata duemila anni dopo che quella libertà di giudizio e quell’impegno civico costarono la relegazione a chi usava la mano con humanitas.






