Paola Pelino al cellulare ruba la scena a Monicelli

301

28 dicembre 2010 – Paola Pelino poteva anche prevedere l’imprevedibile e mettere in conto di diventare deputata quando stava girando “Parenti serpenti” nel 1991; ma non poteva certo immaginare di costituire il pezzo forte di una serata su Monicelli, quasi venti anni dopo, al cinema Pacifico, con la imitazione che di lei Franco Rey ha fatto mentre parla al telefonino,

nella festa che conclude il film e che si svolge in contemporanea con la tragica e perfida esplosione della stufa nella casa di Via Amendola. Il cinema ha avuto una esplosione, per una gag molto delicata, non irrispettosa (si trattava pur sempre della imitazione di una donna, peraltro anche assente), che però è bastata per far tornare la sala agli Anni sessanta o settanta, quando i film si commentavano in modo salace, talvolta con frasi in dialetto (si veda, al riguardo, una delle ultime espressioni di questa sulmonesità nell’articolo “Una piccola gaffe” nel numero di febbraio 2010 di questo giornale). In realtà l’organizzatore delle tre serate su Monicelli ha invitato ad abbandonare il sistema imperante oggi, quello di commentare su “facebook” o  per e-mail e ad “entrare nel nuovo millennio” commentando ad alta voce durante il film. Ma il vezzo era già diffuso al “Pacifico” e soprattutto al “Balilla”, non solo negli spettacoli di rivista; poi tutti sono diventati più seri e il lazzo non è stato più politicamente corretto. Hanno prevalso i commenti pensosi e seriosi: insomma il cinema è stato ferito anche per questo, soprattutto perchè i commenti impegnati sono quasi sempre a senso unico, mentre quelli in sala realizzano la massima del “tot capita, tot sententiae”; il che non guasta, in tempi di globalizzazione. Lo pensava anche chi di cinema si intendeva: “Ormai l’unica forma di serietà possibile è l’umorismo” (Ennio Flaiano).