PIU’ IN LA’ CHE MOLISE

156

INTERVISTA AD ANGELO CARUSO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA E SINDACO DI CASTEL DI SANGRO SULLA IPOTESI DEL RICONGIUNGIMENTO DI ISERNIA ALL’ABRUZZO

20 MARZO 2024 – Per rendere il concetto di lontananza geografica, Giovanni Boccaccio usava l’espressione “…più in là che Abruzzi“, a segnare l’estraneità di queste terre rispetto al centro della civiltà toscana. Ma più in là che Abruzzi c’è il Molise, che scopre di essere escluso dallo sviluppo; di subire un calo vertiginoso della popolazione residente; di non cogliere occasioni che si presentano doviziosamente per la consorella di prima, l’Abruzzo.

La raccolta di firme per riaggregare la provincia di Isernia all’Abruzzo ha avuto l’effetto di infiammare il dibattito, apparentemente sopito dall’ormai lontano 1963, quando fu istituita la Regione Molise e, come corollario alla legge costituzionale, si ritagliò la provincia di Isernia perché, diversamente, non si sarebbe configurata una regione. Sottovalutato dalla stampa abruzzese, il “colpo di teatro” di questa raccolta di firme si è conquistato subito assoluto rilievo, anche per l’attenzione che gli è stata riservata da giornalisti, come Milena Gabanelli, che hanno studiato, da osservatori equidistanti, l’atteggiarsi dell’apparato amministrativo sulla via della funzionalità e della risposta ai bisogni dei cittadini. Il primo contatto della provincia di Isernia con l’Abruzzo è quello con la provincia dell’Aquila; la prima città che si incontra oltrepassando il confine di regione è Castel di Sangro. L’avv. Angelo Caruso (nella foto del titolo) è Presidente della Provincia dell’Aquila e sindaco di Castel di Sangro. A lui abbiamo posto alcune domande per scoprire meglio quanto è profondo il problema di questo ricongiungimento di territori molto simili.

Reputa una ipotesi da poter concretizzare quella della aggregazione del territorio della attuale provincia di Isernia all’Abruzzo?

Preliminarmente va sottolineato che trattasi di processi amministrativi complessi che implicano azioni che si sviluppano su vari piani, da quello popolare a quello legislativo. Dunque la probabilità di concretizzazione dell’iniziativa dovrà scontare il superamento delle predetti fasi, che senz’altro saranno caratterizzate da avversioni anche di tipo politico. Per la nostra Regione e Provincia, ritengo che l’annessione (con le difficoltà appresso specificate) possa essere letta positivamente, in quanto andrebbe a rafforzare e quindi a rendere preponderante la parte appenninica della Regione, determinando una penetrazione strategia nel cuore delle regioni meridionali.     

La ripartizione amministrativa dell’Abruzzo ne troverebbe giovamento e in particolare la provincia dell’Aquila potrebbe essere diversamente modulata?

Un nuovo modello organizzativo da calibrarsi sul nuovo assetto territoriale sarebbe quanto mai necessario, il che andrebbe a favorire il centro Abruzzo, che in tal modo avrebbe una funzione di area vasta al netto della probabile rimodulazione dei perimetri provinciali.

La città di Castel di Sangro riceverebbe benefici da tale ricongiungimento?

Il ruolo di Castel di Sangro è sempre stato quello di cerniera tra il territorio molisano e abruzzese e quindi in una prospettiva di revisione istituzionale l’esercizio di luogo di raccordo sarebbe maggiormente rafforzato.     

Quali sono, a Suo avviso, le cause del progressivo spopolamento del Molise che dal 1963 ad oggi è passato da 419.000 a 289.000 abitanti? E ci sono ostacoli comuni sulla strada dello sviluppo delle due attuali regioni?

Ritengo che il decremento demografico molisano è imputabile ad una serie di fattori, in primis alla scarsa incisività della Regione, in quanto governo deputato allo sviluppo, a cogliere le occasioni storicamente fertili per le grandi infrastrutture (autostrade, ferrovie etc.) il che ha relegato la regione ad un ruolo marginale dello sviluppo del mezzogiorno, altrimenti idonea a realizzare il ponte tra il sud ed il centro, ma anche tra i due mari e soprattutto portuale. Di certo la mancanza di strategia che ha accomunato le due regioni, intesa in termine di omessa individuazione di un ruolo nazionale ed europeo, ha contribuito alle fragilità che oggi scontiamo a caro prezzo. Si pensi solo alle difficoltà che si stanno fronteggiando per l’aeroporto d’Abruzzo, alla inadeguatezza dei porti, che scontano l’impossibilità di attracco delle grandi navi. Si assiste quindi ad un continuo bypass di entrambe le regioni di ogni genere di flussi da tutte le direzioni.        

La ricomposizione di “Abruzzo e Molise” sarebbe utile ad evitare che l’attuale provincia di Campobasso si aggreghi a quella di Benevento, come prospettato da Clemente Mastella e dalla classe dirigente beneventana?

Il discorso andrebbe affrontato piuttosto sul piano delle comunanze di radici storiche e culturali, che avevano già determinato la istituzione di un’unica regione, che non può dirsi cambiata per il solo decorso del tempo, peraltro insignificante. È altresì ovvio, che ogni zona di confine risente di possibile influenze contermini, ma nel bilancio complessivo del più e del meno credo che il peso vocazionale propenda verso nord e quindi per l’Abruzzo.      

 Quali sono le criticità per un’effettiva interazione economica e sociale tra Abruzzo e Molise?

Le Regioni programmano e gestiscono i settori fondamentali per la vita delle comunità (sanità, trasporti, scuole etc), ed i relativi ordinamenti legislativi, con  i connessi modelli organizzativi, rappresentano la base su cui si articola lo svolgimento delle relative azioni di comparto. Da ciò ne consegue che la differenza di tali postulati implica la necessità di uniformarli, ed ove si rilevassero disvalori in termini di adeguatezza, l’omologazione diventerebbe oltremodo più complessa. Di certo, una delle maggiori criticità susseguenti   all’integrazione istituzionale, deriverebbe dal fatto che si avrebbe un territorio vasto e scarsamente abitato, il che comporterebbe notevoli oneri difficilmente sopportabili dallo stato economico-finaziario delle due regioni.

Please follow and like us: