ORA SUL METANODOTTO ENTRINO IN GIOCO I PROFESSIONISTI

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IL DOPPIO GIOCO DEI RAPPRESENTANTI DEL TERRITORIO STA PORTANDO A DECISIONI IRREVERSIBILI

23 DICEMBRE 2017 – In una riunione del Consiglio dei ministri alla quale era presente il vice-presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, del Partito Democratico, il cammino della costruzione di una centrale di pompaggio della rete del gas ha raggiunto una ulteriore tappa. Il sindaco di Sulmona, Casini, ha annunciato che il 27 dicembre protocollerà le sue dimissioni per la gravissima offesa alle istituzioni democratiche del territorio che hanno sempre deliberato contro il metanodotto e in particolare contro la stazione di pompaggio che sarà ormai costruita a “Case Pente” lungo la strada per Cansano-Campo Di Giove.

Giovanni Lolli è quello che, da deputato, non votò insieme al suo Partito democratico su una legge che non agevolava abbastanza la ricostruzione aquilana. Disse che “L’Aquila sta prima di tutto”. Evidentemente, quando si tratta del metanodotto che passa per Sulmona e a Sulmona lascia gli effetti deleteri dell’inquinamento, il Partito Democratico può deliberare come vuole e la tutela delle realtà territoriali non vale più.

Le dimissioni del sindaco di Sulmona sono un mezzo pazzo falso, che denota l’adesione ad un clichè abusato, tipico di chi non ha energie e idee; queste sono state le impressioni manifestate da quasi tutti gli intervenuti al dibattito di questa sera nell’aula consiliare di Palazzo San Francesco. “Ci mancherebbe che lasciassimo l’iniziativa ai commissari prefettizi” ha osservato la sindaca di Pratola Peligna, invitando Anna Maria Casini a tornare sui suoi passi.

Ora, peraltro, si tratta di scegliere una battaglia che non abbia rispetto delle nomenclature e che non sia ligia ai passaggi sui quali si è troppo indugiato mentre da parte loro le autorità che avrebbero dovuto rappresentare il territorio erano e sono in combutta con gli interessi governativi. Soprattutto si tratta di scegliere un modulo che si distacchi dagli stanchi riti usati fino a ieri per il tribunale di Sulmona; cioè fare esattamente il contrario di quello che l’avv. Di Nino ha celebrato in due passaggi come il massimo della coesione e della unità di intenti, che porterà ad eseguire una legge già approvata, così come già approvata è la delibera per imporre a Sulmona il metanodotto e la centrale di compressione.

Dunque ben vengano le dimissioni di Casini, purchè siano irrevocabili; e si lasci spazio alle molte voci, soprattutto di tecnici e persone documentate, che proclamino innanzitutto la loro distanza dal PD, da Forza Italia, dalle pantomime civiche e dai Fratelli e cognati d’Italia.

Adesso ne va di mezzo il futuro di un territorio ed è il caso che figuranti e mezze calzette si facciano da parte.