Polveri bagnate nel comitato per il tribunale

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TUTTO QUELLO CUI AMBISCE E’ UN INCONTRO CON NITTO PALMA

19 LUGLIO 2013 – Alle 20,20 il sindaco Peppino Ranalli ha costituito il Comitato per la salvaguardia del tribunale di Sulmona, del quale fanno parte alcuni politici, il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati e della camera penale, la triplice sindacale, i dipendenti del tribunale.

Le sottoscrizioni sono state raccolte nell’aula consiliare al termine di un dibattito che non ha manifestato linee strategiche diverse da quelle finora enunciate. Il primo appuntamento del comitato sarà l’incontro con la Commissione giustizia del Senato, quasi certamente nella prossima settimana.

Non solo il grave argomento della salvaguardia del tribunale non ha subìto il colpo d’ala che si richiedeva, ma ha denotato un abbassamento di quota, sotto qualche aspetto una discesa in picchiata. Primo dato di fatto è il vertiginoso confronto che si può comporre con l’assemblea tenuta due anni fa al palazzo dello sport: riunione quasi oceanica rispetto a quella di oggi; segno che quanto si è finora detto ha allontanato, più che avvicinare. Secondo aspetto, non meno eclatante, è fornito dalla ricerca, ancora reiterata forse senza una effettiva valutazione critica, della componente politica in un organismo che avrebbe potuto, invece, costituire l’alternativa alla deriva politica nella quale senatori e deputati abruzzesi (e peligni in particolare) hanno accompagnato la battaglia per il tribunale.

In più di una circostanza il sindaco ha cercato di tagliare corto (ed ha in effetti formulato una pressione un po’ troppo evidente) perchè il dibattito venisse troncato, ricordando testualmente che c’è un incontro da sostenere alla Commissione Giustizia nella prossima settimana e il comitato andava costituito. Ne ha risentito parecchio l’impostazione di una strategia che abbia i caratteri richiesti per un intervento in sintonia con i tempi ristretti. Inutilmente in apertura il presidente degli avvocati, Gabriele Tedeschi, ha sottolineato che, se il 13 settembre 2013 chiuderanno i primi 26 tribunali (quelli che non beneficiano del rinvio di ulteriori due anni in quanto i tribunali accorpanti, L’Aquila e Chieti sono afflitti di problemi di ricettività) è difficile individuare una strategia per un ravvedimento legislativo che sia generale e valga per contrastare nelle linee concettuali e istituzionali l’accentramento del servizio Giustizia. In effetti, se i tribunali di tutta Italia, colpiti dalla legge voluta da quasi tutto il parlamento, chiuderanno tra meno di due mesi, sarà ben difficile anche tra due anni sostenere che Sulmona, Vasto, Lanciano e Avezzano non potranno essere trasferiti. Legnini e Pelino hanno spacciato come grande vittoria il rinvio per argomenti da… terremoto: di conseguenza, siccome in questi due anni si attingerà a piene mani dai fondi per la ricostruzione (accisa sulla benzina e aumenti del bollo già in atto; e poi tutto il resto in programma), i palazzi di giustizia di Chieti e di L’Aquila saranno pure sovradimensionati; a L’Aquila, poi, se fosse per Cialente si dovrebbe trasferire pure la Cassazione.

 Nel frattempo, sul fronte legislativo, alla fine di luglio, lo stato dell’arte sarà fermo al primo incontro con il presidente della Commissione, Nitto Palma: questi, da ministro della giustizia non più di venti mesi fa aveva già detto chiaro e tondo, anche alla sen. Paola Pelino (che oggi sostiene la speranza forse anche in modo ingannevole per il proprio elettorato) che di salvare il tribunale di Sulmona non si parlava neppure.

La strada per un comitato dovrebbe essere un’altra e non è escluso che le forze vive della società di Sulmona sappiano individuarla: va infatti costituito un organismo che si ponga in alternativa ai politici, non per proclami di maniera contro l’apparato della rappresentanza parlamentare, ma per distinguere le responsabilità, che da domani irrimediabilmente ricadranno sui sindacati, sugli Ordini e sulle associazioni di categoria, tutti condotti nel pantano degli incontri istituzionali e infruttuosi. Un comitato alternativo, fatto anche di persone (e non di associazioni che stancamente ci stanno per non sfigurare), potrebbe costituire adeguato invito di stare al passo. Va costituito un comitato che, senza nulla togliere a questo malnato oggi (che di per sé ha imboccato il binario morto delle passerelle e delle interrogazioni parlamentari buone per tutte le stagioni) cominci seriamente a raccogliere firme per il passaggio alla provincia di Pescara, onde evitare che Sulmona muoia insieme al suo capoluogo. Forse questa idea, dopo la plumbea retorica ancora ascoltata a Palazzo San Francesco, potrebbe incentivare la cittadinanza a partecipare, a sperare in una alternativa. E potrebbe essere un segnale di quello che veramente vuol fare il territorio del centro-Abruzzo per non arrendersi alla morte decretata (è il termine reale: il mezzo è stato il decreto legislativo) dalla politica.