Orgoglio peligno nel prefetto Valeri?

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20 LUGLIO 2013 – Nella pessima vicenda del rapimento della cittadina del Kazakistan Alma Shalabayeva a due passi dal cuore dello Stato italiano, forse l’unica speranza di chiarezza viene da un prefetto di origine peligna, il capo della segreteria del capo della polizia Alessandro Valeri di Vittorito, che

non si è voluto dimettere e che ha detto chiaro e tondo, tanto per antipasto, che i diplomatici della repubblica del Kazakistan sono entrati in Viminale ed hanno dato ordini direttamente ai poliziotti italiani dallo studio del prefetto Procaccini, coordinando le operazioni di cattura e di palese violazione delle procedure. La circostanza è stata confermata da un altro funzionario del Viminale e getta un’ombra vergognosa sulla dignità e la stessa sovranità dell’Italia. Per molto meno, nel dicembre del 1970, quando ancora non era entrato al Viminale per compiere il suo tentativo di colpo di Stato, il Principe di Sulmona Junio Valerio Borghese, Medaglia d’Oro al Valor Militare (uno che la guerra l’aveva fatta a mare aperto e non nelle cantine per ripararsi dai tedeschi) dovette scappare in Spagna, dove fu avvelenato nel 1974.

Valeri non ci sta a coprire i politici e speriamo che quello che sa lo dica tutto, se non altro perchè non abbiamo cuore di essere considerati nel mondo come uno Stato guidato da un ministro che tutto quello che ha detto è di non sapere (stretta osservanza socratica, ma con molta filosofia in meno e qualche punta di astuzia in più).