Crisi vista da lontano: per esempio da Boston

275

Una chiesa in Hannover StreetSFIDE PERSONALI DEI SULMONESI AL VAGLIO BENEVOLO DEGLI EMIGRATI

8 MARZO 2013 – I sulmonesi di Boston non si perdono una battuta della crisi comunale. Di Palazzo San Francesco, si intende.

Con internet si mantengono aggiornati e durante questa serata di bufera incalzante se ne stanno a parlare al ristorante delle cose loro; che poi sono le cose dei sulmonesi che passeggiano lungo il corso senza neve. Qui c’e’ la sana abitudine di legare una opinione ad una persona, anche per sondarne l’attendibilita’ e per pronosticarne il successo.

La casa-museo di Rever a BostonNon e’ il massimo del giudizio oggettivo, ma li ha aiutati ad avere la meglio nelle strettoie della vita e durante le salite; e adesso che la strada si e’ allargata e per molti di loro si e’ messa in discesa, pensare a come puo’ essere il vino conoscendo la botte e’ rilassante. In piu’ e’ molto divertente, se in questi deliziosi ristoranti della piccola Italia si puo’ arrivare a mezzanotte commentando le notizie delle testate giornalistiche di Sulmona sulla fine del quinquennio amministrativo. Una sorta di Piazza XX Settembre allargata e aggiornata in tempo reale si sostituisce alla piazza che a Sulmona non svolge piu’ il suo ruolo.

Tra la gente che ha raggiunto il primo obiettivo, quello di non tornare con le pive nel sacco dopo lo sbarco nel nuovo mondo, e poi altri grandi obiettivi nel consolidarsi e dare lavoro ad altri italiani, non c’e’ l’atteggiamento corrosivo di quelli che animavano la piazza di Ovidio. Semmai c’e’ la palpabile speranza che la fine anticipata della “consiliatura” non sia dipesa ancora una volta da fatti personali. Non chiedono valutazioni all’ospite, piu’ che altro per una forma di rispetto, che si aggiunge all’esercizio continuo della perfetta ospitalita’. Se avessero chiesto valutazioni, i sulmonesi di Boston sarebbero rimasti di sale nel sapere che ancora e sempre ci sono fatti personali nell’ultima crisi. Un matrimonio in Hannover StreetMa si percepisce che parlano delle cose di Sulmona molto di piu’ che delle cose italiane e l’indizio di questa argomento ricorrente viene dal fatto che gli ospiti non sulmonesi, o addirittura non abruzzesi, gli Italiani che si fermano a Boston passando dall’Australia o dal Sud-America, dirottati da una rete di contatti piu’ che rodata, sono bene informati su fatti e personaggi peligni. E’ la prova che se ne e’ parlato anche ieri o la settimana scorsa, perche’ un argomento che si ha nel cuore non si trascura ogni giorno che passa, sebbene dopo tanto tempo possa essere vestito solo di nostalgia. Decantano l’efficienza dei servizi pubblici americani e a dar loro torto si incapperebbe in smentite continue, adesso poi che la bufera ha messo in circolo un esercito di spazzaneve e spargisale che si inoltrano anche nelle strade di larghezza quasi italiana. E passano silenziosi, solo lampeggiano per i pedoni che vogliono percepirne l’esistenza, senza incalzare quelli che non ne vogliono sapere.

Quanto si puo’ apprezzare tra queste persone e’ il garbo nel non sottolineare il raffronto e dire che“In Italia, invece…”. Philip e Kelly FrattaroliSi astengono perche’ sono oneste ed hanno gia’ tante volte ripetuto questa frase per dire che in Italia, invece, la vita e’ piu’ dolce, e’ piu’ vissuta come si vorrebbe, e’ piu’ elegante, e’ piu’ creativa, insomma e’ la vita che avrebbero voluto commentare stando li’, all’ombra di Ovidio. Come potrebbero, senza soffrirne, dire che in Italia, invece, tutto funziona di meno, che l’eguaglianza e’ ancora un miraggio per chi si offre nel mondo del lavoro, che le pensioni stanno rubando il futuro ai giovani? Un cameriere dell’Avellinese si avvia verso casa e non sembra preoccupato delle muragliette innalzate da una specie di Protezione Civile che protegge pur senza aspirare a gestire i grandi eventi (anche questo e’ passato qui nei commenti del dopo terremoto aquilano). Le barriere servono in vista dell’innalzamento del livello del mare per la perturbazione delle prossime ore. Succede di rado in queste proporzioni, ma c’e’ chi ci pensa per tutti. E il cameriere dal tratto signorile se ne va annotando con un esilarante “Ma dove vai co’ ‘sta mambrucca?” una giovane donna con la carrozzina che porta un angelo assopito da tante chiacchiere. A chi gli chiede se conosce come erano fatte le “mambrucche”, risponde: “Non lo so, ma qua quelli di Sulmona dicono cosi’”.