GAVIN CARNEY ED UNA MOSTRA A SAN GAETANO
10 MARZO 2013 – Traccia ancora accostamenti con le chiese di Sulmona Padre Gavin Carney, colpito da quello che potrebbe chiamarsi il mal d’Africa per gli studiosi americani che visitano l’Italia e che assorbono, respirano e metamobilizzano quanto il passato ha tenuto sotto vetro per la comunita’ scientifica internazionale. (Nella foto del titolo: Padre Gavin Carney)
Docente all’Universita’ di Harward, a Boston, “father” Gavin celebra un matrimonio di un discendente degli Italiani che hanno conquistato il North End di Boston, nella chiesa dove fu battezzata Rosa Kennedy, la… madre di tutti i Kennedy, che dopo una lunga vita percorsa uno per uno nei suoi 105 anni di gioie immense e di dolori feroci, fu accolta in queste semplicissime tre navate quadrate, per i funerali di tutto l’orgoglio irlandese.
Gavin Carney si rivolge a Philip Frattaroli parlandogli dei tesori che la terra dei suoi avi ha ricevuto in dono e lo invita ad accogliere tutti gli altri tesori che Iddio saprà mandargli e saprà “mandare a tutti gli uomini di buona volonta’”. La buona volonta’ di Gavin, con tre dei quattro nonni originari di Galway, a ovest di Dublino, e’ stata anche quella di ricostruire tutta la Gerusalemme archeologica, per riproporla in varie mostre fotografiche, dopo immensi scavi fatti senza perdere una sola tessera del mosaico dei posti dove passo’ il Cristo. Fu una mostra che, senza disparita’ alcuna, father Gavin propose nel 2005 all’immenso Foro Traiano dell’Urbe e nella Chiesa di San Gaetano a Sulmona, perche’, come e’ noto e la propugna la parabola, bisogna spargere il seme affinchè dia frutto e il terreno fertile per la cultura puo’ trovarsi anche in una cittadina dell’entroterra abruzzese. Mons. Carney segui’ il filo rosso della rete mondiale dell’archeologia, invitato dal sulmonese Filippo Frattaroli purchè collocasse una bandierina delle tappe dell’evento museale arricchito dai blasoni di alcune università in tutto il mondo: una piccola, grande idea perche’ si parlasse della Sulmona che si porta nel cuore anche quando oramai si e’ cittadini americani da quarant’anni. E si parla di abruzzesi e della loro splendida terra in questo “finale Nord” della Boston che si compiace di essere la più antica delle città degli Stati Uniti, anzi proprio quella da dove si sparse la rivoluzione per un affronto fiscale degli Inglesi.






