Pratola e Corfinio criticano Sulmona che ribatte

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MA TRA I SINDACI E’ GIA’ BARUFFA

 Sulla iniziativa del sindaco di Sulmona di dotare la A25 di un altro casello nella Valle peligna si sono registrate anche reazioni contrarie: sono quelle del sindaco di Pratola Peligna, Antonio De Crescentiis, del sindaco di Corfinio, Massimo Colangelo e dell’ex sindaco di Raiano e attuale consigliere provinciale di opposizione, Ennio Mastrangioli.

Riunione-sindaco-e-AnasDe Crescentiis (riprendiamo da “Il Centro” di oggi) afferma che “Se Sulmona vuole essere la città capofila della Valle Peligna non può assumere iniziative importanti come queste senza consultare gli altri Comuni. Non vedo la necessità di realizzare un’opera che mi sembra superflua visto che dista solo 4 chilometri dall’attuale casello. Invece di pensare a proporre progetti che dividono, il sindaco di Sulmona dovrebbe stimolare il governo regionale sui fondi Por, presentando insieme agli altri Comuni un disegno complessivo con progetti di sviluppo economico reali e non virtuali”.

Colangelo, per altro verso, sottolinea che se l’iniziativa di Federico sarà portata a termine “non farà altro che frazionare ulteriormente una vallata che ha invece bisogno di marciare unita per contrastare l’egemonia di altri territori e creare quelle basi di sviluppo necessarie alla ripresa economica della nostra zona altrimenti destinata a morire”.

E Masciangioli ritiene necessario un progetto di sviluppo viario complessivo dell’intera Valle Peligna. “Un simile casello non risolve nessun problema. Ci vorrebbe una rivisitazione completa del sistema viario del nostro territorio. Solo creando spostamenti efficaci e celeri tra i vari comprensori si può arrivare a ottenere quelle condizioni che favoriscano lo sviluppo. La logica di muoversi senza raccordarsi con altri Comuni è una scelta che non paga”.

In giornata non si è fatta attendere la risposta di Federico, che fa una premessa: “Un’opera pubblica, qualsiasi essa sia, rappresenta valore aggiunto per un territorio. Questa è una legge che riesce a negare solo chi non capisce il termine “territorio” oppure percepisce che da un “bene comune” possa derivare una diminutio quasi personale”. Venendo allo specifico, il sindaco di Sulmona aggiunge: “Le dichiarazioni del sindaco di Pratola, confortato da quello di Corfinio e dal consigliere provinciale di Raiano, guarda caso il triangolo che insiste sull’attuale casello, risultano comprensibili solo a chi sostiene la faida in luogo della cooperazione.

Infatti l’ottimo sindaco dimentica che nella valle peligna ed intorno ad essa esistono altre realtà che non si chiamano Pratola, ma Sulmona, Bugnara, Introdacqua, Villalago, Scanno ed ancora Pacentro, Campo di Giove, Cansano, Palena, Pescasseroli, Rivisondoli, Roccaraso, Pescocostanzo, Roccapia, per non parlare di Castel di Sangro e tutti i paesi dell’alto Sangro che beneficerebbero immensamente della apertura di un casello che servirebbe le proprie popolazioni in maniera certo più efficiente.

“Consideriamo solo la riduzione del tempo di percorrenza tra Roma e le citate realtà turistiche e viceversa – dice poi Federico -. Consideriamo ancora la riduzione del tempo di percorrenza tra il centro Abruzzo e L’Aquila anche in considerazione dell’accentramento dei presidi sanitari.

Pensiamo infine che la direttrice è quella per Napoli ed il Molise.Insomma quello non sarebbe il casello di Sulmona, ma il casello dell’intero territorio del centro Abruzzo, dei parchi e del turismo”.

L’affondo, poi, è sul fatto che attualmente il traffico autostradale è costretto in una bretella di collegamento con la Statale 17 che è diventata una strada urbana, con tutte le conseguenze per le intersezioni e per la canalizzazione del traffico, oltre che, in aggiunta, per le limitazioni alla celerità del flusso: “Altro che politiche del territorio, questa è politica di bottega – conclude Federico-.La miopia che ha contraddistinto la nostra storia negli ultimi 30 anni si rinnova e si qualifica come interesse da orticello, ma credo che il giovane sindaco pratolano non potrà costringerci a passare davanti ai nuovi e scintillanti supermercati. Sapremo ben difendere gli interessi del territorio, quello vero, non quello delle vetrine”.

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Come era naturale, sta emergendo la necessità di considerare il territorio e non le singole comunità cittadine. Ma allora va subito detto che la Società Autostrade Romane e Abruzzesi aveva scelto il casello della Valle Peligna e la Regione Abruzzo aveva sostanzialmente ratificato tale scelta, con un leggera modifica.

Quello era il casello da fare, con il raccordo.

Quando una decina di trattori impedì fisicamente alle ruspe della SARA di scavare a Pratola Peligna Superiore nessuno difese quella scelta, che non era di Sulmona, tanto è vero che cadeva sul territorio di Pratola Peligna per intero, cioè sia per lo svincolo che per il raccordo a Santa Brigida. E quando, per necessità di fare comunque un casello in Valle Peligna (l’attuale casello), la Sara optò per quella che considerava una soluzione provvisoria, si convenne che un casello così poteva servire solo nel breve periodo. Poi si spesero miliardi di lire per aggiustare in qualche modo il raccordo, con lo scempio che è sotto gli occhi di tutti e con le disfunzioni che sono rimaste quasi inalterate.

Adesso Sulmona sostiene che va fatto un altro casello, in territorio di Bugnara. Questo giornale ritiene che, invece, va fatto il casello che i tecnici avevano individuato e che è quello a Pratola Superiore (vicino alla stazione ferroviaria sulla linea per L’Aquila). Se ne può discutere e ovviamente, pur di non lasciare la situazione come è attualmente, si potrà optare per quella o quell’altra soluzione. Ma non si può parlare di politica del territorio se la soluzione provvisoria di Capocroce è scaturita da un atto di prepotenza, contro il quale flaccidamente non reagirono, per pavidità, i politici dell’epoca. La scelta di Capocroce, proprio perché, da provvisoria che doveva essere, è durata circa 40 anni, ha sviato lo sviluppo industriale in aree che non erano quelle del “nucleo” di Sulmona. O vogliamo negare che la scelta dell’area industriale di Sulmona sia stata adottata per uno sviluppo equilibrato e tecnicamente valido, a favore degli imprenditori e dell’intero territorio e vogliamo affermare che ogni Comune doveva avere una sua area industriale? Di fatto, questo è avvenuto, con il risultato che qualche stabilimento di rilievo è andato, per esempio, a Corfinio e si è insediato addirittura su un’area archeologica che da sola avrebbe consentito di sviluppare più ricchezza di quanto quindici o venti dipendenti possono garantire. E lo stesso sviluppo dell’area industriale di Raiano è andato a scapito di quella di Sulmona, che non ha svolto più il ruolo di catalizzatore di risorse e di occasioni.

Adesso occorre porre rimedio, costi quel che costi: e certamente costerà di meno di tutto quello che si spenderebbe per altri interventi rabberciati e di quello che gli stessi utenti spenderebbero nei decenni a venire per i giri assurdi che debbono fare. Il deliberato di un arbitro imparziale è già agli atti e reca la data di 38 anni fa. La Regione, per tanti altri versi ente inutile, si espresse, al di sopra degli interessi localistici.