QUARANTA ANNI FA LEONE RICEVEVA LE DELEGAZIONI DEL GEMELLAGGIO CON COSTANZA
25 LUGLIO 2013 – Lassù qualcuno pensava ai monti d’Abruzzo e a Sulmona.
Il sorriso di benevolenza del Capo dello Stato Giovanni Leone si espresse nei saloni immensi del Quirinale il 25 luglio 1973, quando si dettero appuntamento le delegazioni di Sulmona e di Costanza per celebrare la “Settimana dell’amicizia italo-rumena” nel segno di Publio Ovidio Nasone. La rappresentanza rumena contava anche su una nota molto folkloristica, con il gruppo di danze per i canti popolari nei costumi antichi; Giovanni Leone avvicinò uno per uno quegli ospiti, non aveva un atteggiamento di circostanza e dagli occhiali spessi, con la marcata montatura nera, trasparivano occhi molto vivaci, attenti ai colori insoliti che poi riprendevano la tradizione di duemila anni prima, della gente che accolse il Poeta relegato.
Era passato solo un anno e mezzo dal suo insediamento ed erano ancora lontani i tempi nei quali il Pci lo avrebbe accusato ingiustamente per costringerlo alle dimissioni e la DC non lo avrebbe difeso perchè non era strategico ai disegni del Compromesso storico. Si godeva quella atmosfera familiare che non voleva significare confusione di ruoli. Non amava strologare. Parlò attraverso un messaggio alle Camere; ma dopo, nel 1976, quando non ne poteva fare a meno. Quaranta anni fa c’era una specie di idillio tra il Presidente della Repubblica e il suo angolo d’Abruzzo, che era poi l’angolo di tutti i napoletani. Un anno dopo quell’incontro di sulmonesi e rumeni al Quirinale, Giovanni Leone andò a Monte Zurrone, al Sacrario dei Caduti senza Croce, con il presidente del Senato, due o tre coppie di corazzieri, a tu per tu con la folla e senza scorta, oppure con una scorta invisibile, certo facendo a meno di quel nugolo di uomini che adesso precedono le autorità e sembrano costretti a guardarle con improbabili occhi sulla nuca.
Leone non era diverso nei momenti nei quali stava nella ex reggia dei papi oppure in mezzo alla folla. Paolo Di Bartolomeo, il sindaco che puntò decisamente alla valorizzazione dei rapporti tra Sulmona e Costanza, riferì di aver avuto la sensazione di essere accolto nel salotto di casa del presidente, tale fu il calore di quel 25 luglio per chi ricordava a Giovanni Leone le atmosfere delle vacanze, dei rapporti con la gente di Roccaraso, di qualche sporadica difesa nel tribunale di Piazza Capograssi. Gli archivi fotografici di quegli anni ci hanno consegnato le immagini di un presidente in maglione norvegese al Cinema Roma di Roccaraso a distribuire la Befana, in una cerimonia neanche annunciata sulla stampa e peraltro seguita da una folla traboccante. Poi il ritiro dalle scene, anche da quelle riservate che aveva sempre preferito, la vendita della villa a Roccaraso, quella chiamata “I tre monelli”, gli escavatori per sradicare i muri e i Penati e il tramonto di un’epoca spensierata nella quale era possibile gustare un passo di danza degli epigoni dei Geti senza che questo infrangesse i cerimoniali elastici della felice indole napoletana.
Nella foto del titolo il Presidente della Repubblica Giovanni Leone in visita al Sacrario dei Caduti senza Croce a Roccaraso nella primavera del 1974






