9 FEBBRAIO 2011 – Rischia di avere effetti dirompenti in zone geografiche dall’alto contenuto naturalistico la sentenza di condanna di un cantoniere che non aveva adeguato una strada nazionale alla normativa sulle distanze tra il ciglio della strada e gli alberi. L’uomo è stato condannato da un giudice di Foligno per omicidio colposo: un automobilista, dopo essere uscito di strada, si era schiantato contro un albero, che non si trovava alla distanza minima di sei metri dal ciglio. La pena inflitta era di un anno e sei mesi di reclusione, mentre la Corte d’Appello di Perugia riteneva congrua la pena di un anno di reclusione. La Corte di Cassazione, con sentenza del 15 aprile 2010, ha confermato la decisione.
Nella zona del circondario di Sulmona la norma è che gli alberi piantati lungo le strade siano a distanza inferiore ai sei metri: la strada statale 17 per l’Aquila e, poi, per Castel di Sangro, ne è un esempio. Da qui si è esteso a macchia d’olio un allarme improvviso, portato ai microfoni di Radio 1 ieri pomeriggio. In verità, il cantoniere è stato condannato anche perchè sull’asfalto c’era un ristagno d’acqua che avrebbe concorso alla sbandata dell’auto; ma ristagni d’acqua si trovano ovunque e, peraltro, anche nell’inosservanza delle norme sulle distanze degli alberi (inserite nel codice della strada e nel relativo regolamento) i giudici hanno ravvisato un elemento rilevante di colpa.
Rischiano di essere travolti da questa sentenza alberi secolari di quercia, file di noci e abeti: insomma si potrebbe realizzare il contrario della tanto auspicata estensione del verde. L’alternativa al taglio selvaggio sarebbe il collocamento di adeguati guard-rail per impedire l’impatto con le piante; ma la spesa non sarebbe irrilevante.
Da che cosa sorge la necessità di dotare le strade di montagna di alberi ai margini? Lo possiamo sapere leggendo la relazione che l’architetto Andrea Pigonati pubblica nel 1783 per la costruzione della “Real Strada di Fabbrica degli Abruzzi”, con il titolo specifico: “La parte degli Apruzzi da Castel di Sangro a Sulmona”. “Io propongo – scrive Pigonati – guarnir tutte le margini per la lunghezza della strada di alberi di olmi, e faggi, che sono quelli che allignano e reggono a quel freddo… e con ciò si avrebbe costante la direzione senza che il passeggero possa disorientarsi con il polverio della neve”






