Ranalli preferisce la grande municipalità

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SCETTICISMO (PREVISTO) DEL SINDACO SUL PASSAGGIO A PESCARA

5 NOVEMBRE 2013 –In una intervista al “Centro” di oggi, il sindaco Ranalli esprime perplessità in ordine alla proposta di annettere Sulmona alla provincia di Pescara.

“La provincia come istituzione è destinata a scomparire” afferma Ranalli, che preferisce la costituzione di una “grande municipalità”. Nello stesso articolo di Chiara Buccini, Gianfranco Di Piero, consigliere comunale di “Sulmona al Centro”, prospetta la opportunità di indire un referendum, ma precisa che, nel riassetto del territorio, “Sulmona è maggiormente proiettata verso la provincia di Pescara”; da ultimo il capogruppo socialista, Mario Sinibaldi, consiglia di ascoltare con attenzione la proposta, posto che “Sulmona non è obbligata a fare riferimento a un territorio ritenuto storico, come la provincia dell’Aquila”.

Sulla posizione del sindaco (peraltro molto prevedibile vista la posizioine del suo partito), è appena il caso di rilevare che la costituzione di una “grande municipalità” non si pone in alternativa alla adesione del territorio sulmonese alla provincia di Pescara (o all’ambito pescarese, se saranno soppresse le province). A meno che il sindaco non parli di una municipalità che parta da Pescara e comprenda anche Sulmona; il che sarebbe un danno, perchè alla soppressione del Comune di Sulmona nessuno, speriamo, intenda arrivare.

Se la grande municipalità, poi, dovesse essere costituita da Sulmona a spese dei Comuni limitrofi o anche di quelli dell’Alto Sangro, ci sembra che equivalga a ragionare con la stessa tracotanza dei cittadini dell’Aquila, che nella prima metà del Novecento cancellarono tutti i Comuni confinanti (riducendoli a frazioni) per far risultare una popolazione residente all’Aquila tale da giustificare un capoluogo di regione. Non sono questi i termini, non sono queste le prospettive di chi vuole riequilibrare il territorio conservando i diritti di tutti coloro che vi abitano. Una simile impostazione vuol dire solo sperare di sostituirsi alla protervia aquilana senza averne neanche i mezzi.