SAN DOMENICO FOLK-STAR, MA QUALCUNO LO VENERA DAVVERO

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30 APRILE 2013 – Trasformazione forse irriverente, ma efficace quella che ha subìto la festa di San Domenico, collegata ad una proletaria festa del lavoro, ma almeno agganciata ad una data fissa, garanzia di successo.

E in realtà il rito dei serpari, a Cocullo, va beneficiando di un giorno prestabilito nel calendario e non più nel primo giovedì di maggio, che oltre tutto qualche problema per i congedi sul lavoro lo creava. Ora cervoni e bisce, innocui e un po’ ancora assonnati, il I maggio possono temere la concorrenza del concerto di Piazza San Giovanni a Roma, ma è assai improbabile che un giovane amante di pop e rock abbia mai pensato di incamminarsi lungo la Valle del Sagittario in un anonimo pomeriggio di maggio; qui, come diceva D’Annunzio (nella “Fiaccola sotto il moggio”) il fiume “mugghia”, ma ci vuole pazienza ed ispirazione per percepire un livello di decibel che non stordisce e che proprio per questo richiede silenzio per non spegnersi. Arriveranno forse pure gli animalisti per dire che i rettili soffrono a rimanere un giorno aggrappati alla statua e in un affollamento antropizzato all’eccesso; ma prima che prendano di mira anche questa festa (forse) millenaria, c’è tutto il gusto di vedere un tripudio come quelli che dovevano animare le fiere dei secoli passati. Una vetrina, dunque; con mille scuse per l’ala spiritualista della Chiesa che ha voluto, anche in anni recenti, temperare l’aspetto folkloristico.

Sulla tradizione dei “serpari” rimandiamo a “Nessuna continuità tra Angizia e San Domenico” e “L’Abate Domenico che pensava più agli uomini che ai serpenti” nella sezione RELIGIONI di questo sito.

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