Satanismo: basta non scendere a patti

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AFFOLLATA CONFERENZA DEL PADRE DOMENICANO FRANCOIS DERMINE

14 dicembre 2012 – Arrivare a collocare un bambino di tre anni in una bara già occupata da un morto solo per offrirlo in un sacrificio rituale, pur senza ammazzarlo, costituisce un segno di evidente abiezione. Ma contro la abiezione la società può ancora reagire.

Quello che, invece, sotto il profilo sociale, può costituire un effetto disastroso dei rituali per ingraziarsi entità sataniche è il ricorso alle uccisioni: e a rimetterci sono i soggetti più deboli, cioè gli extracomunitari, coloro che, scomparendo, non lasciano traccia, né urgenza di indagini.

Di “Occultismo e satanismo” ha parlato durante la conferenza, in un auditorium affollato, il padre domenicano Francois Dermine che con le ansie di magìa, di occultismo, di satanismo si è dovuto confrontare per decenni e si confronta ancora, conservando un distacco di analisi che non lo fa apparire come alternativa a questo “sistema”, ma quasi come terzo estraneo: chi può dare ancora una mano prima del baratro della confusione totale. Ha detto, tra l’altro, che è la mentalità magica, alla quale ci si può accostare quasi con dolcezza, con un rassicurante abbassamento dei livelli di critica e di analisi, che induce poi a consegnarsi ad un pantano, alle sabbie mobili dell’assuefazione che spinge in giù, e ad evitare il confronto con chi può essere di aiuto per riemergere tramite la parola e il colloquio, oppure ad evitare il confronto “con Dio stesso”.

E dalla conferenza organizzata dal Vescovo di Sulmona, Mons. Angelo Spina, è emerso anche un dato molto importante, riferito ancora da padre Dermine: che, cioè, hanno raccontato gli esorcisti, nella maggior parte delle loro pratiche hanno incontrato persone che avevano intrapreso una apertura con il contatto satanico. E forse non hanno saputo come chiuderlo.

Segno che, dirà un laico, il sonno della ragione genera mostri; e che non bisogna mai abbassare il livello dell’analisi razionale, anche se è difficile e anche se questa pratica non consente mai di lasciarsi andare e non permette di abbandonare le responsabilità personali e il dono dell’intelligenza.