SETTEMBRE ANDIAMO, E’ TEMPO DI MIGRARE A PESCARA

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L’IDEA DI UN COMITATO PER TRANSITARE NELLA PROVINCIA ADRIATICA PRIMA DEL 2015

20 SETTEMBRE 2013 – E’ un Comitato che per ora si caratterizza per chi non ne farà parte. Non ne faranno parte: tutti quelli che rivestono un ruolo di rappresentanza politica, cioè tutti gli eletti in qualsiasi ente o consiglio o carica istituzionale. Ed abbiamo già escluso sindaci, consiglieri regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali, presidenti di Comunità Montane, parchi nazionali e naturali. Non ne faranno parte componenti dei direttivi di qualsiasi partito o movimento politico, a qualunque titolo.

Assecondare una fisiologica propensione

 Sulmona deve liberarsi dei lacci che l’hanno vincolata fino ad ora nella sua naturale e fisiologica attrattiva verso Pescara: e finora le maggiori o forse uniche resistenze in questo suo percorso sono venute proprio dai partiti e dalle formazioni di rappresentanza istituzionale che per ragioni ovvie sono legate ad un assetto provinciale predefinito. Deve passare alla provincia di Pescara perchè è vicina alla storia e alla cultura di quella città molto più di quanto possa riconoscersi in L’Aquila; ed è vicina anche strutturalmente e geograficamente, con un’autostrada che incomincia qui e finisce lì, percorribile in mezz’ora: nei 150 anni dalla nascita di Gabriele D’Annunzio sarebbe sufficiente citare quel suo compiacimento di sentirsi generato “nella stessa terra irrigua” di Publio Ovidio Nasone; e questo bacino idrografico la dice tutta sulla identità di vicende tra le due città.

Il capoluogo dell’arte (e degli incentivi connessi)

 Perchè sarebbe il secondo centro della provincia (subito dopo l’area metropolitana di Pescara-Montesilvano) e indiscutibilmente il primo sotto il profilo artistico e monumentale, con tutto quello che comporta questa preminenza per il ruolo che la città ed il suo circondario potrebbero recitare in turismo, ma anche in crescita di opportunità di sviluppo strettamente economico. Deve transitare nella provincia di Pescara che in parte componeva il suo circondario; fino a Torre de’ Passeri costituiva il territorio del suo tribunale prima che negli anni Venti venisse istituita la provincia di Pescara. Non può rimanere succube della città dell’Aquila che l’ha sempre svuotata di ogni struttura per accentrarla a sé (la vicenda del Distretto militare che sfociò nella rivolta borghese del 1957 non è stata la prima, né l’ultima, né la più cospicua) e non ha mai promosso un processo di decentramento che rispettasse anche le esigenze dell’utenza.

Prima che sia troppo tardi

 I mezzi per tradurre questa aspirazione in concreta iniziativa istituzionale ci sono e potrebbero essere definiti anche prima dei due anni che ormai segnano l’agonia del tribunale di Sulmona. Quella data sarà un termine non valicabile, perchè i cittadini di Sulmona non possono percepire quali saranno le conseguenze di uno spostamento così radicale, che quasi pone a parità di tempi di percorrenza la distanza dal tribunale con quella dalla… Corte di Cassazione. Occorre che li guidino in questa prospettazione coloro che rappresentano il mondo delle professioni, non solo di quelle direttamente coinvolte nelle attività dell’ufficio giudiziario (che sono già tante). Il disastro che i politici non sono riusciti ad evitare (anzi che Paola Pelino, Giovanni Legnini e Maurizio Scelli hanno voluto con i loro voti) può essere in parte lenito dalle prospettive di integrarsi con una città che è viva e progredisce, che è generosa con le consorelle e che ha il beneficio di contare su infrastrutture reali e in traffici effettivi, senza dover stare sotto la tenda ad ossigeno di continui sostegni come già L’Aquila faceva ben prima del terremoto. E’ la prospettiva di una città sul mare che, sia pure con crisi e arresti, guarda sempre al futuro. Per questo, nella difficile congiuntura che impone a tutti di prendere coscienza dell’ineluttabile destino di un importante ufficio cittadino, del più importante, occorre considerare un aspetto positivo che, per esempio, la città di Avezzano, con lo stesso problema dei sulmonesi, non può rincorrere, costretta per ragioni geografiche a sostenere ancora il ruolo di propulsore di un entroterra svuotato e disorientato, con sacche di disoccupazione da profondo Sud e, quel che più sorprende, a tributare il suo sostegno per un capoluogo che non dialoga, che era chiuso in se stesso già ben prima del 2009 e che paradossalmente conta ancora sul fattore legato al suo ampio territorio per avanzare pretese.

Una goccia di speranza che non può disperdersi

 Questo è il Comitato che propone “Il Vaschione”, sensibile alle indicazioni di tanti Sulmonesi che non vogliono recitare un ruolo dimesso e rancoroso per l’ennesima spoliazione che stanno per subire: cioè dei Sulmonesi che vogliono guardare con speranza al futuro, nonostante tutto, perchè in fondo di speranza è corredato il loro modo di vivere, proprio come questa testata annotava nel primo messaggio al suo nascere (“Perchè questa voce libera”).

 Il Comitato dovrà essere formato in un numero ideale di cinquanta aderenti, con tre cirenei che si prenderanno il compito di dare impulso concreto alle idee. Per questo sono attesi i primi candidati a questo ruolo, che abbiano le caratteristiche “in negativo” indicate in apertura e che si vedranno in questo autunno di certo non in aule consiliari o in sponsorizzati auditorium di Comunità Montane o Parchi nazionali, ma in una sala di qualsiasi ristorante e senza ambire a dimore fisse. Le prime adesioni possono essere mandate ai due indirizzi di posta elettronica di questa testata o anche per posta tradizionale. E così si proverà a sperimentare proprio in autunno che ogni goccia d’acqua mandata dal cielo va verso Pescara e non risale l’Aterno. Non aveva ragione D’Annunzio?