SUI RIFIUTI LE BOCCHE DI FORLI E QUELLE DI GEROSOLIMO E D’ALFONSO RESTANO CUCITE

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SU “REPUBBLICA” L’IPOTESI CHE ALTRE MIGLIAIA DI TONNELLATE VENGANO DA ROMA A SULMONA

7 GENNAIO 2018 – Sulla prima pagina di oggi, il quotidiano “Repubblica” riporta in apertura i termini nei quali si dibatte l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti di Roma (nella foto del titolo Via Cavour) e nelle pagine interne, in uno dei servizi dedicati alle prospettive di soluzione, in chiusura si afferma testualmente: “Raggi deve arrangiarsi. E sperare nell’Abruzzo”. Nella “scheda” si riporta anche la vicenda della discarica di Malagrotta; e si accenna a un dato significativo: che, cioè, dopo la chiusura di tale discarica, “Nel 2017 Roma ha esportato 110 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati (40 mila in Abruzzo e 70 in Austria)”, con le statistiche che riguardano, poi, anche i rifiuti organici, i rifiuti da interrare.

A portare in prima pagina un argomento vecchio di anni o forse decenni, è il cambio di rotta su una decisione assunta per l’invio dei rifiuti in Emilia. Secondo il giornale, il movimento 5 Stelle non intende gravare di rifiuti della Capitale tale regione che deve conquistare nelle prossime elezioni.

Si può credere o meno alla ipotesi strumentale affacciata da un giornale che mal sopporta l’eventualità della consacrazione elettorale di una componente politica di rilievo. Ma si deve concordare sul fatto che dove vanno i rifiuti non va il consenso elettorale. E occorre aggiungere l’ulteriore riflessione che dove la rappresentanza politica locale è carente o mal organizzata o collusa con altre componenti politiche esterne, proprio lì vanno i rifiuti. Infatti, le schifezze di Malagrotta sono venute a Sulmona fino a quando quella discarica è stata aperta e anche dopo, con un traffico di TIR che ha fatto di questa Valle Peligna un luogo sinistro, anche soltanto per l’aspetto estetico che questa spola ha impresso alla zona. Si disse (e può essere vero) che tali rifiuti venivano lavorati a “Noce Mattei” (vicino alle Marane) per poi essere trasportati a Bocche di Forli, al confine con il Molise; anzi, i soliti ottimisti babbei (o forse solo interessati a sostenere una scelta sciagurata, come altrettante… Bocche di papere) sottolineavano che questa “trasformazione” consentiva di dare lavoro e di mantenere in attivo il consorzio che gestiva l’impianto di “Noce Mattei”. Il “Cogesa” evidenziava come si dovesse gioire di questi invii. Poi sono venuti i rifiuti dell’Aquila e quelli di molte altre città che non avevano mai pensato di dotarsi di un impianto, al modo delle cicale nei confronti delle formiche secondo l’immagine di La Fontaine. E’ delle settimane scorse il provvedimento del presidente della regione, D’Alfonso, che ha destinato a “Noce Mattei” i fanghi raccolti dal porto di Pescara, in deroga alla disciplina di legge, perché c’è l’urgenza (sempre conseguenza della mala-amministrazione e, quindi, in qualche modo prevedibile e prevista). D’Alfonso con una mano prende a Sulmona (ferrovia, autostrada, strutture ospedaliere) e con l’altra dà (rifiuti devastanti).

Ora questa alta risonanza sulla destinazione dei rifiuti della Capitale (che leggiamo in un giornale non abruzzese e non interessato a contrastare la politica degli amministratori abruzzesi perchè collocato su un livello più alto) viene a confermare che i rifiuti che non si sa dove destinare vengono destinati a Sulmona e che Luciano D’Alfonso, presidente della giunta regionale, e Andrea Gerosolimo, assessore regionale alle aree interne, non solo non contrastano questo andamento, ma addirittura il primo aggrava la condizione della Valle Peligna scaricandoci i fanghi di Pescara e il secondo, che è eletto nel territorio circostante “Noce Mattei”, non apre… bocca dinanzi ad un provvedimento del genere e dinanzi alla prospettiva che anche la giunta Raggi scarichi rifiuti a Sulmona. E la cosa apparirà in tutta la sua sospetta stranezza se si considera che Gerosolimo la bocca l’aveva aperta qualche ora dopo che i primi cespugli del Morrone bruciassero per dare la sua soluzione: ora, un mese dopo la decisione dei fanghi di Pescara e mentre si addensano altre nubi con i rifiuti di Roma, non dice niente,