Ma le auto a piccole dosi sono anche la vita delle città

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19 APRILE 2017 – Fino al 2 maggio prossimo sarà vietato parcheggiare in Piazza XX Settembre;

secondo le intenzioni della amministrazione comunale (che poi erano quelle programmate dalla precedente giunta) liberare dalle autovetture la piazza del monumento ad Ovidio è determinante per la riqualificazione del centro storico. Rende più fruibile gli spazi e la stessa estetica di un contesto architettonico tra i migliori della città.

Non è il caso di parlare di  interventi che in ben altro modo riqualificherebbero il centro e, quindi, Piazza XX Settembre. Ognuno potrebbe consigliare una facciata da restaurare (per esempio: quella del Liceo Classico che sta proprio sulla piazza) o una pavimentazione da ricomporre o soltanto tenere pulita; e via dicendo. Invece forse, almeno in questo caso, la prospettiva va radicalmente invertita. Quale centro storico potrà essere interessante se, per le condizioni che si vanno a realizzare,  gli abitanti sono i primi a dover fuggire?

Per cominciare: dove andranno a parcheggiare le proprie auto quella quindicina di residenti che tra la Piazza XX Settembre e la contigua Piazza Salvatore Tommasi potevano lasciare indisturbati, fino a qualche anno fa o fino a ieri, le proprie autovetture? Sui tetti? Si dice che possono parcheggiare a Santa Chiara, con tariffe agevolate. Ma, a parte il fatto che, per esempio, a Roma i residenti che parcheggiano nelle strisce blu non pagano, perché mai uno dovrebbe andare ogni volta al parcheggio di Santa Chiara se quanti abitano in tutte le altre zone fuori le mura possono parcheggiare sotto casa? E dove sta questa intollerabile bruttezza delle auto al punto che si dovrebbe trasformare il centro in un museo togliendogli i parcheggi?

La città si è sviluppata così com’è, nel suo centro storico perché vi hanno sempre confluito le attività economiche, con tutti gli annessi e connessi servizi. Una città di cartone come tante in altri Paesi europei non invoglia proprio nessuno, perché diventa una città virtuale, una irreale celebrazione dei tempi andati.