SINDACO E ASSESSORE MENANO IL CAN NEL PARCO PUBBLICO

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STA PER SCADERE IL TERMINE ASSEGNATO DAL REGOLAMENTO PER LA RISPOSTA SCRITTA ALLA INTERROGAZIONE SUL PALAZZO DI ZAPPA A SANTA MARIA DI RONCISCVALLENON E’ VALSO… UFFICIALIZZARE LA RISPOSTA

4 GIUGNO 2024 – Stanno scadendo le ultime ore a disposizione del sindaco e dell’assessore Berardi per rispondere alla interrogazione con richiesta di risposta scritta sulla costruzione che una serie di Zappa (tra richiedenti, proprietari, impresa) costruisce da circa un anno lungo Via Tratturo, in pieno parco pubblico (nella foto del titolo l’incantevole affresco nella lunetta d’ingresso della Chiesa di Santa Maria di Roncisvalle).

Ma la risposta non arriva ancora.

Berardi, l’assessore all’urbanistica, ha letto quello che gli uffici gli hanno comunicato. Ma non è farina del suo sacco, ovviamente; mentre il regolamento prevede che la farina sia tutta sua e preferibilmente non sia del tipo 00. Oppure che sia del sindaco, che la sua infarinatura ha riservata tutta al diritto penale e si guarda bene dal cederla in faccende che spera di schivare come quando si gioca a palla avvelenata.

Poi, con l’avvicinarsi dell’ora X, si irrobustisce la tattica che con molta fantasia si può denominare dell’”ufficializzazione”, non nel senso di rendere formale e consacrata da atti certi la risposta, ma semplicemente nel sostenere che è compito degli uffici rispondere. Insomma, una risposta ancora non viene e così per il momento non sapremo come la pensa il sindaco Di Piero su Roncisvalle o come la pensa un suo delegato a pensare, nel caso specifico l’assessore all’urbanistica Berardi. Nella canzone “Il nano”, De Andrè appuntava che è “ triste trovarsi adulti senza essere cresciuti”; un po’ come trovarsi sindaco e assessore senza mettere una firma in calce alla risposta ad una interrogazione e prendersela sempre con gli uffici.

Di Piero ha anche cercato di metterla sul piano personale, accusando l’interrogante Teresa Nannarone di “acrimonia”, non potendole affibbiare l’accusa di cavillosità, che già è costata a chi l’ha lanciata al consiglio del luglio scorso una figuraccia stereofonica sull’affare-mense, perché il bando è stato rifatto daccapo e tanto era una cavillosità che si è aggiudicata l’appalto una impresa che non aveva potuto partecipare nella formulazione precedente. Certo, fino a prova contraria e a sentenza definitiva della Cassazione, non sarà stata messa apposta la clausola che condizionava la partecipazione alla disponibilità, da parte dell’impresa offerente, di un posto-cottura nel raggio di 10 chilometri dal municipio, ma guarda caso è difficile che una impresa di fuori, per partecipare, allestisca prima un centro cottura. Quindi, molto più correttamente, si poteva prevedere la condizione che, se l’aggiudicataria non avesse allestito un centro cottura entro i dieci chilometri , le sarebbe stato revocata l’aggiudicazione (si chiama condizione risolutiva); e questo è stato previsto nel nuovo bando frutto di… cavilli, che i legulei dicevano (nell’Ottocento) che a volta rendono un miglior servizio dei cavalli.

Dalle mense in poi il sindaco attribuisce tutto agli uffici, nel bene e soprattutto nel male.

Diversa ci saremmo aspettata la risposta dell’assessore Berardi, esperto anche di urbanistica e conoscitore, dunque, del conflitto tra cemento armato e aceri e fiori di un parco, oltre che di categorie del diritto penale un po’ più precise. Ma per rendere meglio il senso della sua risposta s’è munito di un cane che ha menato per tutta l’aia di Palazzo San Francesco; e più passava il tempo e più menava. Ha detto che è sì, tecnico, ma è anche politico, aggrappandosi alle reminiscenze classiche della funzione della cura della polis greca. Quindi, sarebbe entrato come tecnico nella giunta dalla quale erano stati scacciati i politici, ma rivendicava la sua condizione di politico, in modo che l’interrogante non facesse troppo affidamento sulle sue conoscenze di architetto, anche di studioso della legge 49 della Regione, al punto da volerla ridimensionare nella fastidiosa premialità volumetrica. Tecnico sì, ma se deve mettere una firma sotto quello che scrivono gli uffici diventa politico (sempre nel senso della polis, sa va sans dire) e, quindi, tecnicamente può bastare quello che scrivono gli uffici. Infatti, ha mostrato alla interrogante solo il foglio… ufficiale (nel senso di emanazione degli uffici). A quel punto anche il cane menato per l’aia di Palazzo San Francesco s’è arreso, sfinito, avvertendo l’aria di paraculaggine più che il tono incalzante del padrone che lo intrattiene in inutili performance.

Insomma, un “girotondo intorno al letto di un moribondo” (secondo il Faber per antonomasia), che in questo caso era il parco sul quale si è insediato il palazzo degli Zappa.

Sicut incitati equi, il tempo trascorre in vista del termine di trenta giorni concesso al sindaco e all’assessore per rispondere.

Homo faber fortunae suae” (e qui de Andrè non c’entra).

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