TRE ANNI FA CI FU IL DISEGNO DI INCENDIARE L’ABRUZZO MONTANO

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INQUIETANTI RETROSCENA COLLEGANO GLI EPISODI DI CAMPO IMPERATORE E DEL MORRONE ALLA “MAFIA DEI PASCOLI”ORA UNA RISPOSTA DELLA MAGISTRATURA NON PUO’ FARSI ATTENDERE

24 APRILE 2020 – I tanti indizi che convinsero l’opinione pubblica di un disegno per incendiare il Monte Morrone debbono spingere ad un approfondimento delle indagini. E debbono essere sostenuti anche da quello che accadde qualche giorno prima a Campo Imperatore, dove non c’era stato incendio a memoria d’uomo. Gli uni e gli altri indizi vanno messi in relazione ad un altro, stranissimo incendio delle ore precedenti l’inferno del Morrone: quello che si era (o era stato) attivato poco più su di Roccapia, su un lato della Strada statale 17, in una zona che a sua volta non era stata mai interessata dalle fiamme perché compresa in una faggeta, sebbene vi fossero diverse piante di pino.

L’Abruzzo interno nel 2017 fu preso di mira da una serie impressionante di inizi di incendi o di incendi veri e propri. Per il caso del Monte Morrone si ebbe certezza di vari inneschi in un’area di vari ettari; alcuni di essi si disse che erano stati attivati anche dopo i primi giorni. Il disegno criminale stava per ottenere lo scopo di incenerire tutta la montagna; gli interventi con i Canadair furono risibili e le fiamme si spensero venti giorni dopo solo perchè piovve. Di parere opposto erano coloro che sottolinearono come la stagione era stata particolarmente siccitosa (non pioveva da maggio); ma la umidità del terreno dei boschi soprastanti Roccapia portava ad escludere che si potesse trattare di eventi naturali.

Ora sui primi due incendi, quello del Morrone e quello di Campo Imperatore, torna il Partito Democratico di Sulmona , che ha ripreso un articolo di Alesso Di Florio su wordnews.it con le dichiarazioni della prof.ssa Calandra dell’Università dell’Aquila. La docente si è interessata del grave tema della “mafia dei pascoli” e ha collezionato molte interviste ad operatori del settore della pastorizia; riconduce quegli incendi al disegno volto allo sfruttamento delle aree di molti Comuni dell’entroterra abruzzese: “ Nei mesi precedenti registrammo un’intervista all’interno del Gran Sasso-Monti della Laga che non esito a definire veramente inquietante: una persona ci disse – riferendosi ai pascoli che secondo lui dovevano darglieli e che poteva pagarli – vedrete l’inferno che scoppierà quest’estate. Durante le interviste dell’estate 2018 diversi intervistati misero in relazione i due incendi, quali siano queste relazioni, chi e come può averne tratto beneficio ovviamente non possiamo saperlo».

“D’altronde – sostiene la presidente del circolo del PD, Teresa Nannarone – l’ipotesi che dietro tali eventi ci fosse la regia della criminalità organizzata fu subito denunciato dal Comitato spontaneo “Giustizia per il Morrone”, comitato che nacque spontaneamente raccogliendo le adesioni di cittadini e di esponenti politici di varie estrazioni ed arrivando a raggiungere 1.500 iscrizioni sui social”.

Le dichiarazioni della prof.ssa Calandra, ad avviso del PD, impongono di indagare approfonditamente, da parte della Procura della Repubblica di Sulmona o della Direzione distrettuale Antimafia dell’Aquila, su tali aspetti inquietanti. “Dal canto nostro attiveremo i parlamentari presenti nella commissione antimafia affinchè non cada il silenzio tanto sulla questione degli incendi quanto su quella più che mai attuale della cd “mafia dei pascoli”.

Quando si levò una colonna di fumo dal bosco di Roccapia l’evento era così innaturale che destò la nostra sorpresa. Ci trovavamo a passare di ritorno da Roccaraso e ci fermammo in un’area di parcheggio, dalla quale fu scattata la prima delle due fotografie riportate sotto e lasciate in archivio perchè appena quattro giorni dopo furono sopraffatte dalla attualità dell’incendio del Morrone. Si disse che le fiamme potevano essere state causate da un pic-nic con relativa cottura di carni. Si trovava a passare anche il Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Carrara, che avendoci notati si fermò e cortesemente ci fece omaggio di un numero della rivista dell’Ente e che manifestò molte perplessità su quell’incendio e molta apprensione, perchè riguardava una zona ancora incontaminata di quelle a confine del il Parco, tra l’altro inserita in un contesto difficilmente raggiungibile dai mezzi per lo spegnimento. Se si riuscirà ad individuare la traccia giusta per giungere ad una “centrale degli incendi” nella brutta stagione di tre anni fa, anche questo episodio apparentemente insignificante assumerebbe un significato importante e si dovrebbe cominciare a parlare di una tutela incisiva per le prossime stagioni, fatta di perlustrazioni serie, con mezzi finanziari adeguati.

La colonna di fumo delle fiamme tra Roccapia e l’Altopiano delle 5 Miglia il 16 agosto 2017, quattro giorni prima dell’incendio del Morrone
L’intervento nella stessa giornata sul bosco di Roccapia ai margini della SS 17, in una zona mai interessata da incendi

Nella foto del titolo: abitanti della fascia pedemontana del Morrone in fuga durante una delle giornate dell’incendio dell’agosto 2017