Tutti in fuga dai simboli per salvare la faccia

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MA LA CITTA’ HA BISOGNO DI PERSONE CHE SOSTENGANO LE PROPRIE SCELTE (E RESPONSABILITA’)

17 APRILE 2016 – Il Partito Democratico non presenterà il suo simbolo:

il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti nelle precedenti elezioni, quello che ha il segretario nazionale presidente del consiglio dei ministri, a Sulmona non c’è.

Insomma: una bella conquista per quanti lo hanno guidato negli ultimi cinque anni. Hanno disintegrato un tradizionale punto di riferimento della sinistra con la pretesa di imbarcare dall’Italia dei Valori nullità assolute sotto il profilo politico, come Giuseppe Ranalli e Franco Casciani (collocandoli alle più alte cariche del consiglio comunale) ed hanno ridotto la città, negli ultimi anni, ad un campo di battaglia per l’affermazione di poteri personali.

Cicerone, poco dopo la morte di Cesare, disse che Augusto era un giovane del quale ci si poteva servire per ottenere certi risultati politici. Come ogni illustre avvocato che si è dato alla politica negli ultimi duemila anni, non ci aveva capito niente e Augusto diventò imperatore per una sessantina d’anni, mentre lui finì in malo modo di lì a poco.

Così, sull’altro versante, tutti i politici che non hanno resistito al delirio di onnipotenza contando su controfigure da imporre al proprio elettorato, sono stati disarcionati quando meno se l’aspettavano. Se, per divertimento, è consentito paragonare le piccole alle grandi cose (si parva licet componere magnis, tanto per rimanere al pur sempre grande avv. Cicerone), a Sulmona Franco La Civita è scomparso dalla scena pubblica dopo aver fatto eleggere Andrea Gerosolimo alla Regione ed aver tentato inutilmente di costituire una alternativa con Tolone in una assemblea pubblica al “Pacifico” finita con quindici persone mentre il Tolone doveva trarre le conclusioni; Bruno Di Masci, imponendo un estraneo al partito (come del resto era lui, socialista del Psi, combattente contro lo strapotere di Susi quando era difficile fare il socialista vero) cioè Giuseppe Ranalli, percuotendolo come il polipo di Achille Campanile per dimostrare chi era il vero sindaco, ha dovuto prendere atto che Ranalli stava per concludere un accordo con Gerosolimo e ha fatto in tempo in tempo a rompergli il giocattolo, con le dimissioni dei consiglieri. Lo stesso Gerosolimo, invece di presentarsi in prima persona e scommettere sulla città, ha designato una sconosciuta (cercando di replicare il maestro Franco La Civita che si trascinò Gianfranco Di Piero quando c’era ancora la “quadriglia” nelle preferenze), pensando che tanto i voti ce li mette lui.

Ma un partito che ha il segretario nazionale che coincide con il presidente del consiglio dei ministri può scomparire dalle elezioni che avrebbero dovuto celebrare la sua apoteosi, dopo il disastro del cosiddetto “centro-destra” e la  sostanziale assenza dei Cinque Stelle in città? Evidentemente no e, quindi, questo ammainare le bandiere, del Pd come di Forza Italia, ha il significato, molto più prosaico, di conservare una parvenza di presentabilità ai candidati per le prossime elezioni nazionali: cioè per Stefania Pezzopane e per Paola Pelino, che non dovranno giustificare il chiaro fallimento delle rispettive batterie e potranno contare su un altro quinquennio di stipendio e su un’altra porzione di pensione, l’una naufraga ancora nei talk-show nei quali si parla di posizioni non proprio politiche e l’altra a cercare i fondi per pagare le obbligazioni insolute. Sulmona può aspettare: intanto subirà i colpi di piccone del presidente della giunta regionale.

Non è il caso, allora, che si voti per persone che mettono la loro faccia, direttamente, nel confronto politico? C’è ancora tempo per presentare liste che siano formate da gente consapevole e che siano guidate da candidati-sindaci che vogliono spendere il loro tempo e la loro reputazione per liberare la città dai giochi dei parassiti. Intanto a sinistra c’è l’usato sicuro costituito da Bruno Di Masci (se ci spiegherà perché ha messo a sindaco della città proprio quello che in un video virale definiva “Dipietrista di cazzo”); a destra c’è l’energia vulcanica di Alberto Di Giandomenico (se prenderà le distanze dall’ignoranza della Lega e da Salvini che, da autentico pulcinella politico, pure a L’Aquila s’è messo la felpa che inneggia alla città dove si trova).

Quindi, votare si può senza tradire Sulmona e lasciando a casa i molti che considerano ancora il quinquennio a Palazzo San Francesco come un giro di giostra.